“ANCHE SE IL NOSTRO MAGGIO…” un tributo a Fabrizio de André – Sala Umberto (Roma) 21 maggio 2018

Ninè Ingiulla e i Mercantinfiera2.0 (gruppo veronese attivo nel panorama musicale da oltre vent’anni)  ripercorrono il vasto repertorio di De André, dagli esordi fino all’ultimo album. Sul palco insieme a loro, ad introdurre lo spettacolo, lo scrittore e critico letterario Stefano Gallerani.

Fabrizio De Andrè è citato fra i più importanti e poetici cantautori italiani. Spesso, la memoria collettiva lo ricorda come “il cantautore degli emarginati” o il “poeta degli sconfitti” – e degli indesiderabili – che mette a confronto la loro dolorosa realtà umana con la cattiva coscienza dei loro accusatori;  il Poeta di un viaggio ideale nella solitudine e nell’emarginazione, sia quella dei generici “ultimi”, sia quella dei rom, del marinaio, della transessuale e dell’artista stesso.

Molti sono i brani attraverso i quali De André esprime la sua visione religiosa. Già nel suo primo album – “Volume I” – inserisce brani come Preghiera in Gennaio, dedicato al suicidio dell’amico Luigi Tenco, Spiritual, Si chiamava Gesù.  Con il concept album “La buona novella” (1970) il cantautore dedica un’intera opera alla tematica, umanizzando i personaggi del Vangelo e degli scritti apocrifi. Riferimenti alla fede, alla religione, sono presenti direttamente o indirettamente anche in altri brani (Smisurata preghiera, Khorakhané, Il testamento, ecc.). “Quando parlo di Dio – ha precisato lo stesso De Andrè –  lo faccio perché è una parola comoda, da tutti comprensibile, ma in effetti mi rivolgo al Grande Spirito in cui si ricongiungono tutti i minuscoli frammenti di spiritualità dell’universo”. “Io -precisava ancora De Andrè –  mi ritengo religioso e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perché, secondo me, l’equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in ciò che ci circonda. La mia religiosità non arriva a ricercare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza. Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari dandogli i nomi che ho imparato da bambino, forse perché mi manca la fantasia per cercarne altri”.  “Quando scrissi la Buona Novella – sottolinea De André-   era il 1969. Si era quindi, in piena lotta studentesca e le persone meno attente consideravano quel disco come anacronistico […] E non avevano capito che la Buona Novella voleva essere un’allegoria: un paragone fra le istanze della rivolta del ’68 e le istanze, spiritualmente più elevate ma simili da un punto di vista etico-sociale, innalzate da un signore, ben millenovecentosessantanove anni prima, contro gli abusi del potere, contro i soprusi della autorità, in nome di un egualitarismo e di una fratellanza universale. Quel signore si chiamava Gesù di Nazareth. E secondo me è stato, ed è rimasto, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Quando ho scritto l’album non ho voluto inoltrarmi in strade per me difficilmente percorribili, come la metafisica o addirittura la teologia. Poi ho pensato che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarselo, il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo piede sulla terra”.

In ogni caso, l’atteggiamento tenuto da De André nei confronti dell’uso politico della religione, delle gerarchie ecclesiastiche e dell’ipocrisia della provincia ligure è spesso sarcastico e fortemente critico, fino all’anticlericalismo.

Tra le passioni di De André, vi era anche quella per l’astrologia.

A lungo, De André è stato sorvegliato dai servizi segreti. Ma è stato poi chiarito che la sua attività politica era limitata solo a sostenere economicamente, con l’abbonamento, e a finanziare talvolta, con donazioni, il periodico “A/Rivista anarchica”.  E nell’album Storia di un impiegato (1973) si trovano accuse al terrorismo, ritenuto dal cantautore completamente dannoso perché tendente a fortificare il potere, non ad abbatterlo.

Nel 1979, De André  è stato rapito (con la compagna) dalla anonima sequestri sarda . Prima, durante e dopo il sequestro, alcuni giornali fanno uscire illazioni e falsità, talune che legano il rapimento perfino alle Brigate rosse, a motivi personali , a uno sfondo politico. Proprio l’anno del sequestro, comunque, termina la sorveglianza dei servizi segreti ai danni di De André.

Lungo la propria carriera De André ha collaborato, sia per la parte musicale, sia per la parte testuale, con numerosi altri artisti, prediligendo la composizione dei testi a quella delle musiche.

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