Archive for the ‘musica’ Category

IVA ZANICCHI UNA VITA DA ZINGARA al qteatro Brancaccio (Roma) – 7 novembre 2018

ottobre 29, 2018

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Con la formula del teatro canzone, dove alla parola si alterna la musica, “Iva Zanicchi – Una vita da Zingara” è un “One Iva Show” ma è anche uno spettacolo che racconta ricordi familiari e aneddoti (inediti) di una delle regine della canzone italiana: la bisnonna, suo padre, sua madre, la vita sulle montagne, e poi i concerti, le prime tournée tournée in Giappone e in Russia, i suoi grandi incontri (come quello col poeta Giuseppe Ungaretti), fino a successi immortali – come Testarda io, Zingara, La riva bianca e la riva nera, Io ti darò di più, Come ti vorrei, Un uomo senza tempo e brani di artisti quali Edith Piaf, Charles Aznavour, Modugno, Marcella Bella.

Il testo di questo bello spettacolo – in cui Iva è accompagnata da un’orchestra dal vivo e dalle più belle immagini della sua vita artistica proiettate su un mega schermo – è stato scritto da Iva Zanicchi e Mario Audino.

Arrangiamenti e direzione orchestra sono di M. Stefano Zavattoni, la regia è di Paola Galassi.

Stefano Saletti & Banda Ikona – Concerto a Villa Ada – Roma incontra il mondo 2018 (2 agosto 2018)

agosto 1, 2018

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In un momento in cui si tende a innalzare nuovi muri, con brani di Fairuz, Umm Kulthum, Amalia Rodrigues, SezenAksu, Rosa Balistreri e il repertorio di Stefano Saletti & Banda Ikona, questo splendido concerto del 2 agosto – attraverso voci di donne cantanti, scrittrici, madri, rifugiate, e migranti e attraverso l’incontro di tradizioni musicali delle due sponde del Mare nostrum – vuole raccontare il Mediterraneo, (mare che bagna e divide l’Europa, l’Africa, i Balcani e il Medio Oriente)  per evidenziare (attraverso la musica e le parole) che ciò che unisce è più forte di ciò che divide.

Sul palco:

– una grande orchestra popolare, la Banda Ikona con Stefano Saletti (oud, bouzouki, chitarre, voce), Gabriele Coen (fiati), Mario Rivera (basso acustico), Carlo Cossu (violino), Giovanni Lo Cascio (batteria e percussioni), Arnaldo Vacca (percussioni), Alessandro D’Alessandro (organetto)

– alcune delle voci più affascinanti della scena popolare e world : Barbara Eramo, Lucilla Galeazzi, YaseminSannino, Gabriella Aiello, Eva Coen, Raffaela Siniscalchi.

Ospiti Nando Citarella (voce e tammorra) e PejmanTadayon (ney, daf) del Cafè Loti.

Ci sarà anche la partecipazione del coro “Voci migranti”curato da Stefano Saletti e Barbara Eramo, del “Baobab Ensemble” e di due cori diretti dal maestro Angelo Fusacchia: il Coro Rifugiati e richiedenti asilo Centri Sprar Cooperativa sociale “Tre Fontane” e il Coro polifonico“Istituto Corelli”.

“ANCHE SE IL NOSTRO MAGGIO…” un tributo a Fabrizio de André – Sala Umberto (Roma) 21 maggio 2018

Maggio 21, 2018

Ninè Ingiulla e i Mercantinfiera2.0 (gruppo veronese attivo nel panorama musicale da oltre vent’anni)  ripercorrono il vasto repertorio di De André, dagli esordi fino all’ultimo album. Sul palco insieme a loro, ad introdurre lo spettacolo, lo scrittore e critico letterario Stefano Gallerani.

Fabrizio De Andrè è citato fra i più importanti e poetici cantautori italiani. Spesso, la memoria collettiva lo ricorda come “il cantautore degli emarginati” o il “poeta degli sconfitti” – e degli indesiderabili – che mette a confronto la loro dolorosa realtà umana con la cattiva coscienza dei loro accusatori;  il Poeta di un viaggio ideale nella solitudine e nell’emarginazione, sia quella dei generici “ultimi”, sia quella dei rom, del marinaio, della transessuale e dell’artista stesso.

Molti sono i brani attraverso i quali De André esprime la sua visione religiosa. Già nel suo primo album – “Volume I” – inserisce brani come Preghiera in Gennaio, dedicato al suicidio dell’amico Luigi Tenco, Spiritual, Si chiamava Gesù.  Con il concept album “La buona novella” (1970) il cantautore dedica un’intera opera alla tematica, umanizzando i personaggi del Vangelo e degli scritti apocrifi. Riferimenti alla fede, alla religione, sono presenti direttamente o indirettamente anche in altri brani (Smisurata preghiera, Khorakhané, Il testamento, ecc.). “Quando parlo di Dio – ha precisato lo stesso De Andrè –  lo faccio perché è una parola comoda, da tutti comprensibile, ma in effetti mi rivolgo al Grande Spirito in cui si ricongiungono tutti i minuscoli frammenti di spiritualità dell’universo”. “Io -precisava ancora De Andrè –  mi ritengo religioso e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perché, secondo me, l’equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in ciò che ci circonda. La mia religiosità non arriva a ricercare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza. Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari dandogli i nomi che ho imparato da bambino, forse perché mi manca la fantasia per cercarne altri”.  “Quando scrissi la Buona Novella – sottolinea De André-   era il 1969. Si era quindi, in piena lotta studentesca e le persone meno attente consideravano quel disco come anacronistico […] E non avevano capito che la Buona Novella voleva essere un’allegoria: un paragone fra le istanze della rivolta del ’68 e le istanze, spiritualmente più elevate ma simili da un punto di vista etico-sociale, innalzate da un signore, ben millenovecentosessantanove anni prima, contro gli abusi del potere, contro i soprusi della autorità, in nome di un egualitarismo e di una fratellanza universale. Quel signore si chiamava Gesù di Nazareth. E secondo me è stato, ed è rimasto, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Quando ho scritto l’album non ho voluto inoltrarmi in strade per me difficilmente percorribili, come la metafisica o addirittura la teologia. Poi ho pensato che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarselo, il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo piede sulla terra”.

In ogni caso, l’atteggiamento tenuto da De André nei confronti dell’uso politico della religione, delle gerarchie ecclesiastiche e dell’ipocrisia della provincia ligure è spesso sarcastico e fortemente critico, fino all’anticlericalismo.

Tra le passioni di De André, vi era anche quella per l’astrologia.

A lungo, De André è stato sorvegliato dai servizi segreti. Ma è stato poi chiarito che la sua attività politica era limitata solo a sostenere economicamente, con l’abbonamento, e a finanziare talvolta, con donazioni, il periodico “A/Rivista anarchica”.  E nell’album Storia di un impiegato (1973) si trovano accuse al terrorismo, ritenuto dal cantautore completamente dannoso perché tendente a fortificare il potere, non ad abbatterlo.

Nel 1979, De André  è stato rapito (con la compagna) dalla anonima sequestri sarda . Prima, durante e dopo il sequestro, alcuni giornali fanno uscire illazioni e falsità, talune che legano il rapimento perfino alle Brigate rosse, a motivi personali , a uno sfondo politico. Proprio l’anno del sequestro, comunque, termina la sorveglianza dei servizi segreti ai danni di De André.

Lungo la propria carriera De André ha collaborato, sia per la parte musicale, sia per la parte testuale, con numerosi altri artisti, prediligendo la composizione dei testi a quella delle musiche.

ROBIN HOOD il Musical – al Teatro Brancaccio (Roma) – 13-25 marzo 2018

marzo 13, 2018

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MANUEL FRATTINI – affiancato da FATIMA TROTTA (giovane rivelazione) – torna a vestire i panni di Robin Hood.

Beppe Dati e’ l’autore delle musiche e del libretto di questo bel musical – regia di Mauro Simone – con arrangiamenti di Eric Buffat e coreografie di Gillian Bruce (Tunnel e Medina Produzioni).

Il musical narra le avventure del coraggioso ladro gentiluomo – che toglie ai ricchi per dare ai poveri – e di tutti i personaggi che animano la foresta di Sherwood (Robin e Lady Marian, Little John, Lady Belt, il Principe Giovanni e il suo perfido consigliere Sir Snake, Fra Tuck e gli amici di Robin, banditi, arcieri, dame, ancelle e servitori).

Gran bello spettacolo!

Degni di nota tra Gaber e Brassens – Sala Umberto 12-13 marzo 2018

marzo 12, 2018

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Alberto Patrucco e Andrea Mirò, con la complicità di tre musicisti, presentano Degni di nota, la nuova produzione di Tieffe Teatro, diretta da Emilio Russo: recital,coinvolgente e graffiante, incontro tra canzone d’autore e comicità, che si colora di suoni e poesia.

In Degni di Nota gli incontri sono multipli. Intanto quello tra un attore/autore quale Alberto Patrucco (anche autore di traduzioni delle straordinarie canzoni di Brassens) e una musicista/autrice di particolare quale Andrea Mirò. Poi l’incontro tra i due Giorgio, e cioè, tra Gaber e Brassens. “Sono loro – sottolinea Emilio Russo – a delineare il percorso dello spettacolo, con quanto ci hanno lasciato in canzoni, poesia, visione della vita. A volte sguardi opposti, che paiono allontanarsi, si incrociano e poi ancora si allontanano”

È una fusione – sottolinea Alberto Patrucco – di epoche, ieri e oggi; una miscela di stili, l’anarchico “minimalismo” brassensiano e il caustico “massimalismo” gaberiano; un’accoppiata di voci, quella profonda di Alberto Patrucco e quella inconfondibile di Andrea Mirò; un ampio ventaglio di emozioni, dalla risata liberatoria alla struggente malinconia, dall’ironia più sottile al graffio della satira, in un entusiasmante incedere di canzoni, monologhi e sonorità, sapientemente dosati dalla perfetta regia di Emilio Russo e da una band di ispirati musicisti”

Niente celebrazioni brassensiane e gaberiane bensì l’idea di unire, sensibilità affini. Bravissimo Patrucco e bravi tutti: spettacolo armonioso arguto ironico e divertente !

 

 

 

PARSONS DANCE al Teatro Brancaccio (Roma) 9 -12 febbraio 2018

febbraio 9, 2018

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Con ritmi vibranti e coreografie avvolgenti e colorate , al Teatro Brancaccio, torna l’amata compagnia americana Parsons Dance: con ballerini (Elena D’Amario, Geena Pacareu,EoghanDillon, Zoey Anderson, Justus Whitfield,Deidre Rogan,Shawn Lesniak, Henry Steele) vera forza della natura; Rebecca Josue (Stage manager) e Fabrizio Caputo (production manager).
Caposaldo della danza post-moderna made in Usa – che mixa tecniche e stili per ottenere effetti magici e teatrali, creativi e divertenti – Parsons Dance interpreta una danza elegante, ariosa e virtuosistica
Sul Palcoscenico del Teatro Brancaccio la compagnia presenterà coreografie originali tratte da un grande repertorio: “Wolfgang”, un tributo a Mozart, interpretato da tre coppie di danzatori; “Kind of Blue”, omaggio a Miles Davis;  “Nascimento”, sulle musiche del brasiliano Milton Nascimento;  “Upend”. E non mancherà “Caught” dello stesso David Parsons “una delle più grandi coreografie degli ultimi tempi”.
E’uno spettacolo allegro e gioioso, con anche straordinari effetti speciali.

Appunti di viaggio Biografia in musica Sala Umberto (Roma) 8-18 febbraio 2018

febbraio 7, 2018

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Bello spettacolo! Un racconto libero della vita – anche – artistica della talentuosa Lina Sastri: dal debutto in Masaniello alle prime esperienze teatrali con Eduardo e Patroni Griffi, dal cinema alla musica, all’invenzione del suo teatro musicale.
Un viaggio,intimo, nel teatro, nella musica e nel cinema italiano, attraverso i racconti di Lina Sastri, accompagnata in scena dai suoi valentissimi musicisti.

Ma diamo la parola alla stessa Lina Sastri:
“ Era il 1976 racconta – una ragazzina di 17 anni, timidissima e scontrosa, con tanta voglia di assoluto, e nessun adattamento al compromesso della vita, quindi con un grande disagio di vivere, vede per la prima volta il palcoscenico e sceglie di fare l’attrice, fulminata da una vocazione annunciata già da quando era piccolissima, e neanche sapeva che il teatro esistesse, ma ne respirava il rito con il profumo di incenso di chiesa. Su quel palco respira la libertà, e non ci pensa un attimo a lasciare la casa, genitori, tutto, così…senza un soldo, senza una certezza, senza niente, con una forza e una sfrontatezza che solo la giovinezza può dare, per inseguire quel sogno di libertà e di assoluto, quell’aria di vita che sentiva solo sul palcoscenico.
“Ed è Masaniello di Armando Pugliese, spettacolo di strada e di innovazione, sotto una tenda da circo, spettacolo di parole, canto, musica, che la vede debuttare come una piccola mendicante che inneggia, rabbiosa, alla giustizia, rivolgendosi, in un inno scritto da Roberto De Simone, alla Madonna, la Madonna nera del Carmine, quella madonna che poi tornerà spesso nel suo percorso artistico.
“E poi arriva il teatro, quello con il sipario rosso di velluto, le regole della recitazione, un mondo sconosciuto e misterioso, che l’avvolge e la terrorizza ma che sempre la fa sentire se stessa, come mai le riesce nella vita.

“Un salto… ed è attrice! Patroni Griffi la sceglie e l’accoglie, e lei, sconosciuta fa la prima donna in spettacoli di Goldoni, Pirandello, Fassbinder, Dumas. E poi Eduardo, il grande Eduardo De Filippo: un incontro del destino, timido all’inizio, come tutti i grandi amori. Prima quasi una comparsa, poi una battuta, poi due, poi una sostituzione, il destino che sempre decide, poi Natale in casa Cupiello, e altro ancora. Un percorso che l’avrebbe portata anni dopo a incontrare Luca De Filippo e ad interpretare con lui e la regia di Francesco Rosi il difficile e bellissimo personaggio di Filumena Marturano. E intanto il cinema, grande seduttore, arriva a rubarla al teatro: Nanni Moretti, Gianfranco Mingozzi, fino a Nanny Loy regista di quel Mi manda Picone, con Giancarlo Giannini che le cambia la vita e la fa sentire veramente in una favola, nel mondo dorato del cinema. Il primo David di Donatello, il primo Nastro d’Argento e la musica di Pino Daniele che le scrive una canzone per il film, prima ancora che il film uscisse al cinema quando nessuno la conosceva ancora, se non come una giovane e promettente attrice di teatro, quando, una sera, a Cinecittà, di nuovo è il destino a decidere. Sostituisce qualcuno, lei, sconosciuta, in una serata dedicata alla commemorazione della grande Anna Magnani, e la Magnani – da lontano – la tiene a battesimo, fino ad interpretarla, poi, la Magnani, nel film in celluloide di Carlo Lizzani. Quella sera le viene chiesto di cantare una canzone napoletana che la Magnani amava molto: Reginella.

“Ecco, la musica è arrivata! E canta per la prima volta canta una canzone napoletana in pubblico e scopre che è bella quella musica napoletana antica che lei da ragazzina un po’ commiserava quando la sentiva cantare nel vicolo in cui era nata. E decide di cantare, scegliendo fra tante, le canzoni che le ricordano qualcosa, quelle che conosce intimamente, quelle che cantava sua madre, senza impararle, perché le conosce con il cuore, con la voce, con l’anima, perché fanno parte della sua vita, della sua infanzia, sono odori, sapori, ricordi, visioni, sono la sua profonda identità.

“ Arriva anche il primo cd e sperimenta il ritmo, anche quello le appartiene, come la melodia è della madre, il ritmo è suo padre, che va e che viene dal Sud America portando nel vicolo dove è nata, nella piccola casa napoletana dell’infanzia, il bolero, il fado, il mambo, il tango.

“Di nuovo il teatro, la commedia musicale, da Medea di Portamedina a Gilda Mignonette, e poi la tragedia, Medea, Elettra, fino all’Opera da tre soldi e la casa di Bernarda Alba. E ancora il cinema, che la premia con David di Donatello, dopo Mi panda Picone, per Segreti Segreti di Giuseppe Bertolucci e L’Inchiesta di Damiano Damiani, e le nominations per Celluloide di Carlo Lizzani, Vite Strozzate di Ricky Tognazzi e molti altri. Fino a Baaria di Giuseppe Tornatore, To Rome with Love di Woody Allen.

“E poi la musica che sempre chiama, incanto antico, che si infila con forza nella sua vita divisa ormai fra teatro cinema e musica. Ma cantare non le basta, ha bisogno di farla diventare teatro quella musica. E così nascono spettacoli di prosa, poesia, musica e danza, che immagina, scrive, dirige e produce. La musica diventa teatro. Cuore mio è il primo spettacolo, subito dopo Corpo celeste, Mese mariano dedicato a Salvatore Di Giacomo e poi ancora Lina rossa, Linapolina e tanti altri..”.

Quello che non ho al teatro Brancaccio (31 gennaio – 4 febbraio 2018)

gennaio 30, 2018

2018-01-30 10.21.26Nelle ultime stagioni Neri Marcorè ha molto frequentato il teatro musicale, esplorando tra l’altro Gaber e i Beatles e costruendo spettacoli che guardano sia al teatro civile che alla bizzarra giocosità del surreale.

Con “Quello che non ho” siamo di fronte ad un reinventato esempio di teatro canzone (sostenuto ed arricchito in scena da tre chitarristi/cantanti dal talento virtuosistico) che prova a costruire una visione personale dell’oggi, sollecitando una coscienza critica di quanto accade e potrebbe accadere.

L’Ispirazione principale sono le canzoni di De André (in particolare del concept album “Le nuvole”) e le apocalittiche visionarie profezie di Pier Paolo Pasolini (contenute nel poema filmico “La rabbia”) che raccontano di una “nuova orrenda preistoria”: storie di sfruttamento (dell’uomo dell’infanzia e dell’ambiente), di esclusione, di ribellione, di guerra, di illegalità.

“Come può un artista, un intellettuale, raccontare a chi non l’ha vissuto, cosa è stato il nostro tempo? Una volta chiesero a un direttore d’orchestra, Furtwangler: “Quanto dura il concerto di Mozart che lei dirigerà stasera?” E il direttore rispose: “Per lei dura quarantadue minuti… per chi ama la musica dura da 300 anni!””.
“Stiamo producendo orrori e miserie, ma anche un tempo fatto di opere meravigliose, quadri, musica, libri, parole. Eredità e testimonianza della civiltà umana sono le frasi di Leonardo: “seguiamo la fantasia esatta”, di Mozart “siamo allievi del mondo”, di Rameau “trovo sacro il disordine che è in me”, di Monet “voglio un colore che tutti li contenga”, di Fabrizio De André “vado alla ricerca di una goccia di splendore”, fino alle utopiche provocazioni di Pasolini “è venuta ormai l’ora di trasformarsi in contestazione vivente”

Così viaggiando “in direzione ostinata e contraria” si favoleggia del “Sesto continente”costruendo un mosaico variegato di storie (anche in forma di canzone) che si muove tra satira, racconto e suggestione poetica.

Babbo natale e la pozione delle 13 erbe al teatro Sala Umberto – 25 dicembre 2017

dicembre 19, 2017

Frutto della collaborazione tra Fondazione Aida e Ricola, Babbo Natale e la pozione delle 13 erbe (con regia di Raffaele Latagliata, liriche e musiche originali di Laura Facci, drammaturgia di Raffaele Latagliata e Pino Costalunga) è una commedia musicale in stile fantasy che appassiona grandi e piccini.

Attraverso un viaggio ricco di avventure e sorprese, gli spettatori sono condotti nel magico laboratorio di Babbo Natale, nei boschi incantati della lontana Svizzera, e nel palazzo di ghiaccio della Regina Tormenta. 
Molte le sorprese (e colpi di scena ) prima di incontrare il Vecchio Gnomo Saggio, l’unico in grado di indicare dove si trovano le famose 13 erbe necessarie a realizzare la pozione magica che potrà liberare Babbo Natale dal terribile incantesimo di cui è rimasto prigioniero.

Ottimo il suo cast (con Danny Bignotti, Agnese Fallogno, Marco Gabrielli e Carlo Alberto Montori). Importante la partecipazione straordinaria di Luca Condello ed Elisa Cipriani ballerini solisti del Corpo di ballo dell’Arena di Verona.

In occasione delle repliche gli spettatori riceveranno un gustoso omaggio Ricola.
 

Talkin’Guccini: Sala Umberto (21 novembre 2017)

novembre 20, 2017

2017-11-20 13.12.20 Musica e parole per un talking blues: viaggio all’interno pianeta dello straordinario cantore e scrittore di storie Francesco Guccini.
Brani scherzosi, tirate piuttosto serie, atti d’accusa e ballate malinconiche – tra Bologna,e Pàvana, il borgo dell’Appennino, Via Paolo Fabbri 43 – e pagine nuove, scritte appositamente per lo spettacolo.