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Recensioni e Commenti sul mio nuovo libro – E Interviste

novembre 21, 2021

 

QUI DI SEGUITO – dopo una mia breva Presentazione di questo mio nuovo libro L’Unione Europea Origini Presente Prospettive future Edizioni SIMPLE 2021 –  commenti e recensioni  di professori, giornalisti, esperti, dirigenti sindacali, ecc.   Il volume e’ acquistabile dall’editore(SIMPLE) e sui principali bookshop on line, e in alcune librerie fisiche quali -a Roma- la Libreria Minerva a Piazza Fiume e la Libreria Mondadori in via Piave. (more…)

UE: le rivendicazioni dei sindacati europei, in vista dello Stato dell’Unione (12 settembre 2018) di J.C. Juncker

settembre 11, 2018

In vista del discorso (12 settembre 2018) del Presidente della Commissione europea C. Juncker, sullo stato dell’Unione, Luca Visentini, Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (CES) ha così puntualizzato alcune rivendicazioni dei sindacati europei:

  • un appello per un’ampia Alleanza europea – tra partiti, politici ,parti sociali e società civile – a supporto dei valori democratici; e per contrastare populismo, nazionalisno e razzismo, negli ultimi anni, alimentatida un incremento delle disuguaglianze e una caduta dei livelli di vita

  • attenzione al fatto che l’Unione europea non può essere basata solo sicurezza, difesa e controllo delle frontiere.

    L’Europa necessita di :

  • giustizia sociale

  • più investimenti (pubblici e privati) e lavori di qualità

  • azioni concrete per implementare il Pilastro dei diritti sociali, prima delle elezioni europee.   Servono progressi concreti per un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili, accesso alla protezione sociale, per l’Autorità europea del lavoro e il Pacchetto mobilità, e più ambizioni da parte dei governi piuttosto che rinvii

  • più serietà nell’affrontare le disuguaglianze salariali (di genere e tra est e ovest) e la povertà.  Salari più alti e convergenza in sù rafforzerebbero la domanda, incrementerebbero la competitività e ridurrebbero il risentimento

  • l’Ue dovrebbe fare tutto quanto può per promuovere efficienti relazioni industriali, contrattazione collettiva, dialogo sociale a livello UE e a livello nazionale, e la partecipazione dei lavoratori.

  • l’azione climatica e la digitalizzazione devono essere gestite per affrontare gli impatti sociali e occupazionali e le eventuali perdite di posti di lavoro, ivi incluso attraverso una politica industriale europea

  • deve essere trovata una risposta comune all’immigrazione, basata su regole, multilateralismo e diritti umani e il coinvolgimento delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile che possono svolgere un ruolo cruciale nell’integrazione di rifugiati e migranti.

Il Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018

giugno 29, 2018

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Questo vertice  si è soffermato, in particolare, su migrazione, sicurezza e difesa, occupazione crescita e competitività, e innovazione digitale.  Nelle sue Conclusioni,  tra l’altro, i leader sottolineano la necessità di “adeguare i nostri regimi fiscali all’era digitale” e – in un contesto di di crescenti tensioni commerciali – l’importanza,sia di “preservare e approfondire il sistema multilaterale disciplinato da regole”, sia di misure UE di riequilibrio dinanzi alla “decisione Usa di imporre all’UE tariffe sui prodotti di acciaio e alluminio”.    Circa l’innovazione digitale, tra l’altro, i leader si soffermano sull’importanza di “ conseguire risultati in merito alle rimanenti proposte legislative riguardanti il mercato unico digitale”;  “disporre di dati di elevata qualità per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”; “migliorare l’accesso delle imprese ai finanziamenti”;  “incoraggiare la cooperazione tra ricerca, innovazione e istruzione anche mediante l’iniziativa relativa alle università europee”.   Inoltre il vertice invita la Commissione a “lanciare una nuova iniziativa pilota sull’innovazione pionieristica per il periodo restante di Orizzonte 2020”.

E per la migrazione cosa è stato deciso?          –   In merito,  hanno vinto Orban,   i  nazionalismi  sovranisti  e  la logica di accordi bilaterali.

I leader hanno ribadito che ” il buon funzionamento della politica dell’UE  presuppone un  approccio  globale  alla  migrazione che  combini  un controllo più efficace delle frontiere esterne dell’UE,  il rafforzamento  dell’azione esterna  e  la dimensione interna,  in linea con i nostri principi e valori” .    E  hanno convenuto che si tratta di una sfida, non solo per il singolo paese dell’UE, ma per l’Europa tutta.   Tuttavia, c’è stata una regressione clamorosa.

E’ passato  il concetto di  “Centri sorvegliati istituiti negli stati membri”,  che il presidente Macron vorrebbe  solo in Paesi di primo approdo.   Si è stabilito che i ricollocamenti saranno solo volontari.   La riforma di Dublino – di fatto –  è  stata rinviata a mai, o alle calende greche!  Parte  delle risorse da destinare all’Africa verranno prese dal FSE.

La  grande sconfitta  è  l’Europa,  proprio quando servirebbero,  invece,  visioni (e politiche) comuni   – e  condivise  –  per far fronte alle sfide  cui si trova confrontati, visto che nessuno Stato può farcela da solo;  e  visto che  le  frontiere mediterranee dell’UE sono importanti quanto quelle orientali.

Il metodo  intergovernativo  vi  ha acquisito nuovi spazi.   I  toni trionfali con i quali le conclusioni sono state salutate dai paesi di Visegrad non lasciano dubbi alcuno, in merito. Sono ripartiti  –  da Bruxelles   –   senza condanne;   e con  il riconoscimento di potere continuare a innalzare barriere di filo spinato sui propri confini a loro individuale arbitrio.

Di sicuro, c’ è un problema di accoglienza.

Questo Vertice è stato poi  seguito da un patto Markel -Seehofer   (che salva il governo Merkel, ma  imbarazza l’Spd, e segna un bel dietrofont – “dalle porte aperte alle frontiere chiuse” –  e un  colpo per i diritti umani)  e da più Accordi bilaterali  che vanno oramai delineandosi (Germania-Austria, Austria-Ungheria, Ungheria-Germania,ecc.).  Per mettere fine ai movimenti secondari (l’attidudine di Roma di lasciar fuggire oltre le Alpi i richiedenti asilo dei quali, secondo le regole, dovrebbero prendersi cura), Vienna minaccia di chiudere il Brennero, con controlli ai confini da luglio.  Kurz conferma la volontà austriaca di bloccare gli ingressi con l’Italia (con controlli alle frontiere) se la Germania confermerà gli accordi bilaterali  che chiudono i suoi confini.

E se salta la libera circolazione, addio Europa!   La cancellazione di Schenghen è ben poco responsabile.

Ma   –   oggi più che mai   –   ci sarebbe anche da chiedersi  che  fare  per  risolvere  i  problemi (le  vere  ) che causano tali dolorosi esodi?  Chi ne assicura un serio monitoraggio? Sarebbe utile una Task force inter-istituzionale (UE – Consiglio d”Europa – Onu ecc.)  anche per meglio decidere cosa poter fare, cosa fare, e – o per meglio coordinare quanto si fa?    Servono Pace (dove ci sono conflitti)  e  Sviluppo  (istruzione, infrastrutture,  imprenditorialità, lavoro dignitoso, lotta a cambiamenti climatici e desertificazione ecc.)  dove dominano miseria,  fame,  sotto-sviluppo,  e traffico di esseri umani.     E  questo non esonera né da un’accoglienza che non si traduca in detenzione (anche trentennale e più’) –  né da una Politica migratoria dell’Unione europea (UE), comune e illuminata, in cui tutti si assumano oneri e responsabilità (anche umanitarie).

Da parte sua,  il ministro Salvini , per arginare gli arrivi, va a cercare sponde a Budapest, Vienna e in Baviera: proprio tra gli oltranzisti più contrari ad accogliere anche un solo rifugiato dall’Italia!

Qui di seguito alcune dichiarazioni di leader “europei”.     Il    presidente Emmanuel Macron – che ha proposto di creare in Europa “centri controllati”  –  ha precisato che questi centri controllati “vanno fatti nei Paesi di primo ingresso” e che “le regole di diritto internazionale e di soccorso in mare sono chiare:  è il Paese sicuro più vicino che deve essere scelto come porto di approdo”.
Il premier belga Charles Michel ha ricordato che “gli Stati in prima linea continueranno ad assumersi la responsabilità”.   Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha negato di voler nuovi centri in Spagna: “noi li abbiamo già e funzionano benissimo”.  Per il premier polacco Mateusz Morawiecki  “la cosa più importante è che non ci sia il ricollocamento obbligatorio dei rifugiati”.

Qui di seguito,  anche la valutazione delle Conclusioni del vertice,   in  una Dichiarazione della brava Capo-delegazione degli eurodeputati Pd, Patrizia Toia che  spiega, in modo semplice:   “La novità’ di questo summit è l’introduzione del concetto dei centri ‘controllati’ in cui rinchiudere i migranti che arrivano in Europa. La riforma di Dublino invece è rimandata alle calende greche, nelle conclusioni non si fissa una data, come era stato fatto in passato, e si parla di ‘consenso’ cioè unanimità, che grazie ad Orban non ci sarà mai. Le due cose insieme comportano che resta la responsabilità del Paese di primo approdo ma ora si aggiunge la responsabilità di bloccare i migranti sul territorio nazionale, in altre parole è passato il principio che ‘chi sbarca in Italia resta in Italia’.
I centri ‘controllati’ sono su base volontaria ma è evidente che dopo questo summit se si dovesse ripetere una crisi migratoria come quella del 2015 i Paesi europei che non affacciano sul Mediterraneo si sentiranno autorizzati a chiudere le frontiere e la libera circolazione di Schengen se l’Italia e i Paesi di primo approdo non assicureranno la permanenza sul proprio territorio dei migranti.
Capiamo la necessità di salvare la cancelliera Merkel dall’attacco dei populisti bavaresi e di salvare la libera circolazione di Schengen, ma di fronte all’enorme concessione di accettare in linea di principio il concetto di centri ‘controllati’ l’Italia avrebbe potuto e dovuto ottenere una vera contropartita, come degli impegni veri sulla riforma di Dublino. Senza una normativa europea giuridicamente vincolante sulla redistribuzione dei migranti gli altri Stati membri non si sentiranno mai responsabilizzati sulla questione migratoria. In fatti al summit si è deciso di finanziare il Fondo per l’Africa togliendo soldi al Fondo europeo per lo sviluppo, invece che con i contributi nazionali. E’ una vergogna ed è la dimostrazione plastica della vittoria di Orban”.

A livello UE (tra l’altro) servirebbe una  vera strategia di alleanze, che vada  nel senso di un’Unione più equa, e non della sua distruzione.   Nel corso della storia, già  troppi nazionalismi sono degenerati in sistemi autoritari  e guerre!  Bisognerebbe  ritrovare il senso vero della cooperazione internazionale, e del processo d’integrazione europea.

A Berlino come a Bruxelles,  qualcuno dice già apertamente che una scissione del blocco Cdu-Csu sarebbe la fine dell’Unione europea.    Merkel ha appena stretto accordi bilaterali con Spagna e Grecia, per rispedire i clandestini che erano sbarcati lì, ma non è riuscita a convincere il premier Conte a fare altrettanto.      Il bavarese Seehofer, che avrebbe voluto respingere al confine i migranti illegali “in base al Trattato di Dublino”, prima ha dichiarato “non mi può licenziare” e  poi  ha trattato, con  A. Merkel (e il suo partito) un Compromesso “Accordo per migliorare il controllo, l’orientamento e il freno all’immigrazione secondaria”  che prevede (tra l’altro)  “Centri di transito” a tempo indeterminato, ai confini tedeschi:   un bel colpo ai diritti umani,  su cui si dovrà ora esprimere il terzo partner della coalizione di governo,  i socialdemocratici di  Spd (che tre anni fa hanno respinto un accordo simile).  Per i socialdemocratici ci sono troppe incognite in questo accordo Seehofer- Merkel .   Non vogliono vedere famiglie di migranti dietro il filo spinato.  E  si  chiedono:  se  è lecito togliere loro la libertà,  e per quanto tempo (giorni mesi- anni?).   E ancora cosa succede se Austria e Italia  rifiutano di riprendersi gli illegali ?  Vienna si è già dichiara  pronta a impedire l’ingresso di ogni migrante ( solo o accompagnato dalla polizia tedesca). E ancora: cosa saranno queste zone di transito? Carceri ?  Città extraterritoriali?   La richiesta iniziale di Seehofer di mandare indietro –  sempre e comunque  –  i migranti illegali, è per ora caduta.   Ci vorrà il consenso “amministrativo” dei partner europei per cacciarli dalla Germania.   I profughi saranno riportati nel primo paese di approdo solo se c’è un accordo in tal senso  tra i rispettivi governi   “altrimenti il respingimento verrà eseguito direttamente alla frontiera con l’Austria”  in  base a un’intesa con questo paese.

Se l’Austria chiude il Brennero – ha dichiarato da parte sua  il ministro Enzo Moavero – andrebbe contro lo spirito del Consiglio europeo per una gestione comune della migrazione”.

 

UE: la Commissione europea presenta le sue proposte per il quadro finanziario 2021-2027

Maggio 3, 2018
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La Commissione europea ha presentato le sue proposte per il bilancio dell’Ue per il periodo 2021-2027: c‘è anche da riempire il buco lasciato aperto da Brexit (15md di euro per anno). Propone  di individuare risorse proprie dell’UE – anche se manca ancora una tassa per i colossi del web – con una tassa sulla plastica (80 centesimi al chilo), una sullo scambio dei certificati per le emissioni di C02 e con una revisione dell’IVA e delle tasse sulle imprese… per portare il bilancio Ue dall’1% del Pil continentale (1.000 miliardi) all’1,11%..  Non c’è nessun cenno a emissione di Titoli UE, per raccogliere – con un piccolo debito pubblico europeo – denari sul mercato, da destinare a investimenti. E la vaghezza sulle eurotasse è notevole.
La Commissione propone un aumento di fondi per ricerca, sviluppo sostenibile (LIFE), Pmi, Erasmus e le nuove priorità sull’immigrazione, sulla sicurezza e sulla difesa.  E ancora – altra novità – propone un Fondo per aiutare le riforme nazionali (25 miliardi) e un Fondo (30 miliardi) per sostenere gli investimenti in caso di crisi; e 15,2 miliardi per promuovere 650 miliardi di investimenti grazie a privati e governi. 
Ma….. purtroppo …  propone anche  un taglio (intorno al 7%) delle risorse per la coesione (principale politica per investimenti dell’UE) e per l’agricoltura. Al di là delle sue difficoltà di spesa,  per l’Italia, i fondi destinati alle regioni meno favorite (come il Mezzogiorno) e all’agricoltura – ad oggi – sono le due fonti primarie di finanziamenti UE.

C’è poi il capitolo della condizionalità per i paesi dell’Est (Polonia e Ungheria in particolare) che prevede di legare i fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto: chi non lo farà perderà finanziamenti. La condizionalità legata al rispetto delle regole sui conti e riforme è invece rinviata a un altro documento.   Roma e Berlino chiedevano – guardando a Visegrad – il taglio di risorse per chi non ospita i rifugiati.   Buxelles  ha invece inserito l’integrazione tra i criteri (insieme a Pil e disoccupazione) per stabilire le percentuali di fondi che andranno ai singoli paesi.

Adesso la parola passa agli Stati membri e al Parlamento europeo (PE) che – sulla base della proposta della Commissione – inizieranno i negoziati che porteranno alla formulazione finale del bilancio post – 2020.  La Germania si è già dichiarata disponibile a pagare di più ma vuole “maggiore equità”.  Francia (“gli aiuti diretti agli agricoltori sono essenziali”) e Italia lamentano il taglio per la politica agricola.  Danimarca Svezia Olanda e Austria non vogliono versare più soldi all’UE. I paesi dell’Est sono già sulle barricate perché temono un taglio dei fondi strutturali.  Da parte loro, Roma e Berlino vedono nel bilancio UE ( e la minaccia di tagliare i fondi UE) l’occasione per spingere gli antieuropeisti della Mitteleuropa nera – e i paesi del quartetto di Visegrad (Polonia Repubblica ceca Slovacchia e Ungheria) – ad accettare una maggiore solidarietà sui migranti; e che l’Europa conceda maggiori risorse (a Italia e Grecia) per affrontare l’emergenza migranti.

Il Gruppo S&D (Socialisti & Democratici) del PE ha già annunciato che si batterà , insieme alle regioni ed enti locali, per limitare i tagli e rilanciare una politica di coesione moderna, efficace e per tutte le regioni, e anche per un bilancio adeguato per l’agricoltura del futuro. 

Inoltre resta da vedere se le proposte sul tavolo sono sufficienti – ed adeguate – anche per garantire un’attuazione effettiva del Pilastro europeo dei diritti sociali.  Ed è evidente che per il paese Italia sarebbe cosa utile avere al più presto un governo autorevole ai tavoli del negoziato UE.

Non saranno inutili anche delle precisazioni sul riassetto dell’eurozona, incardinato sul Pacchetto di misure presentate dalla Commissione nel dicembre 2017 (di ben dubbia sintonia con gli interessi italiani). La Direttiva proposta affievolirebbe le sensate deroghe alla severa disciplina sui conti pubblici (v. il Fiscal Compact). E non prevede alcuna regola per scongiurare squilibri – dannosi –  quale il prolungati surplus commerciali nel mercato unico, a vantaggio di alcuni Paesi.

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Interessante sentenza della Corte di giustizia europea

settembre 7, 2017

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Corte di giustizia europea: le quote di ricollocamento vanno rispettate
Mio articolo su il Giornale dei Comuni:

http://www.gdc.ancitel.it/corte-di-giustizia-europea-le-quote-di-ricollamento-vanno-rispettate/

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