Archive for the ‘teatro quirino’ Category

Uno Nessuno Centomila al teatro Quirino (Roma) 25-30 gennaio 2022

gennaio 20, 2022

Il grande Pirandello torna in scena, a Roma, al teatro Quirino, con il suo famoso Uno Nessuno Centomila – dallo scrittore considerato il suo romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita” – summa della sua riflessione sull’Essere e sull’Apparire, sulla Società e l’Individuo, sulla Natura e la Forma.   Fra le pieghe di un apparente “feuilleton” – rileva giustamente il regista Antonello Capodici – Pirandello scopre una vasta rete di disturbi e nevrosi, epitome di un più ampio malessere, che contagia le società moderne come, tutt’oggi, le intendiamo”.

Nello spettacolo – precisa ancora il regista – “la scena è abbacinante Di un bianco perfetto, luminoso, totale. Una scatola bianca. Ma ad una visione più attenta capiremo che le pareti non sono così “innocenti” come sembrano… Siamo in molti luoghi, cioè in nessuno. La mente del Protagonista, certo. Ma anche una cella, una stanza d’ospedale o di manicomio. È un luogo “non-luogo”, che però si riempie subito di visioni”. A Pattavina – spensierato narratore in “flash-back” – furente doppio di sé stesso, viene affiancata una sola attrice, Marianella Bargilli, che interpreta sia la moglie Dida che la “quasi amante” Maria Rosa.

Rimane, infine, la libertà del racconto che con “narrazione /interpretazione/ esposizione, le atmosfere oniriche, le evocazioni, e lo smobilitamento finale del trauma” – sottolinea lo stesso Capodici –  rimanda alle moderne tecniche MDR ” di psicoterapia.

Gran bello spettacolo!

Lo Schiaccianoci al Teatro Quirino (Roma) 17 dicembre-22 gennaio 2020

dicembre 16, 2019

La rilettura del più classico dei classici ribalta l’ambientazione originale del Primo atto: l’enorme casa borghese diventa um’immaginaria periferia metropolitana, con senzatetto e ribelli senza fortuna. Nessun soldatino, ma solo un principe, il Fuggitivo, e la sua amata.

I due giovani tenteranno il grande salto oltre il muro, e affronteranno bande di uomini oscuri, vigilanti di rivoluzionari tumulti. La tradizionale ‘battaglia dei topi’ si trasformerà in un cruento scontro di strada il cui esito sarà l’evasione del Fuggitivo e la salvezza di Clara. Attraverso il viaggio immaginario di Clara (prima di decidere se seguire o no il suo eroe verso luoghi ignoti) la coppia di avventurosi inizierà una nuova vita, non bella e fantasiosa come quella immaginata, ma pur sempre fiduciosa verso il futuro.

Il Secondo atto riaggancia ambientazioni e personaggi della tradizione: un incanto che cancellerà per un attimo gli incubi grigi di una vita nell’ombra. La magia non durerà tuttavia per sempre e sul finale Clara – pur tentando davvero la fuga da quel luogo – tornerà ad osservare il muro della sua prigionia. Dall’altra parte continueranno a vivere gli invisibili..

Un piccolo capolavoro, senza tempi morti, e senza imperfezioni, con musica stupenda, belle scenografie (ecologiche) e coreografie, e dei ballerini fantastici. Da vedere! Fresco, brioso, divertente e coinvolgente.

“Amadeus” al teatro Quirino (Roma 19 novembre – 1 dicembre 2019)

novembre 12, 2019

Amadeus” di Peter Shaffer è la storia di una feroce gelosia.

Fin dalla prima londinese del 1978, Shaffer ha continuato a riscrivere il testo di Amadeus, che fu profondamente modificato per l’edizione americana, diretta come quella inglese da Peter Hall, e quindi per la successiva ripresa londinese del 1981. Nel 1984 arriva il trionfo internazionale del film omonimo, diretto da Milos Forman.

La figura portante dello spettacolo è Salieri, interpretato da Geppy Gleijeses, uno dei più grandi attori italiani. Mozart – interpretato da Lorenzo Gleijeses (vincitore del premio UBU nel 2006 come “Nuovo attore emergente”) – è ingenuo e rigido nelle sue convinzioni e prigioniero del proprio genio. La regia è affidata ad Andrei Konchalovsky, grandissimo regista di cinema e teatro, versatile ed eccentrico.

Il dramma, ambientato alla fine del ‘700, racconta il presunto tentativo, senza fondamento storico, del compositore italiano Antonio Salieri di distruggere la reputazione dell’odiato avversario Wolfgang Amadeus Mozart.

Shaffer ha fatto del musicista italiano non tanto un rivale del giovane salisburghese, almeno per quanto riguarda il successo, quanto piuttosto un critico moralista. Salieri ha infatti promesso a Dio una vita intemerata in cambio dell’eccellenza musicale, ma il suo mondo crolla davanti alla scoperta dei doni che sono stati concessi a una creatura in apparenza turpe e lasciva

Il suo gesto vuole essere pertanto una sorta di vendetta contro Dio che si è preso beffa di lui, ma neanche compiendola riuscirà a passare alla Storia..

Splendida recitazione!

La cena delle belve al Teatro Quirino (Roma) 19 febbraio -3 marzo 2019

febbraio 18, 2019

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Nell’Italia del 1943 – durante l’occupazione tedesca – un gruppo di amici ( il libraio e sua moglie che organizzano la cena, il medico che non nasconde il suo interesse per l’occupante tedesco, un reduce di guerra con sguardo gioioso sulla vita, una giovane vedova tentata dalla Resistenza; un omosessuale cinico e un affarista collaborazionista) festeggia in allegria il compleanno di uno di loro.

La stessa sera vengono uccisi due ufficiali tedeschi ai piedi della loro palazzina e per rappresaglia la Gestapo decide di prendere due ostaggi per ogni appartamento. Il comandante tedesco dell’operazione riconosce nel proprietario dell’appartamento il libraio dal quale spesso compra delle opere, e per mantenere un singolare rapporto di cortesia avverte che passerà dopo a prenderli, lasciando loro la scelta dei due.

Qui comincia La cena della belve.

Lo spettacolo – nello stesso tempo crudo ed ironico coinvolge lo spettatore fino all’inaspettato finale: cosa farei al loro posto? 

Senza compiacimento, Katchà dipinge la natura umana…

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Viktor und Viktoria al teatro Quirino (Roma) 5-17 febbraio 2019

febbraio 1, 2019

 

In questa commedia con musiche – sullo sfondo di una Berlino anni trenta che subisce gli umori delle nascenti forze di Hitler in lotta contro l’estrema sinistra –  una bella, brillante energica e vivace, Veronica Pivetti ci racconta una storia piena di qui pro quo, cambi di sesso, scambi di persona, sensualità ed attrazioni, amore:  un vero e proprio inno alla  libertà!

Questa  in sintesi la trama.

Un’attrice di provincia, Susanne Weber (Veronica Pivetti) e l’attore, immigrato italiano, Vito Esposito (il divertente e coivolgente Yari Gugliucci) si incontrano in un momento di reciproca difficoltosa ricerca di un scrittura. Questo incontro cambia le loro vite! Diventati amici, condividono fame, scene e battute e, alla fine, si scambieranno anche… sesso ed identità!

Susanne interpreta una donna interpretata da un uomo – Viktor und Viktoria – ed ha un gran successo. Victor viene acclamato in tutti i teatri d’Europa. Ma  – tornati a casa per l’ultima recita – un incontro fatale con il fascinoso conte Frederich Von Stein (Giorgio Borghetti) sfiora il cuore gelido di Susanne. E – mentre a Berlino la situazione politica degenera precipitosamente – la nostra protagonista sarà costretta a fare le sue scelte: non tradire Vito (l’amico inseparabile) né il conte, ormai padrone del suo cuore.  Riuscirà Susanne/Viktor ad abbandonarsi fra le braccia del suo inaspettato amore senza che le risulti fatale?  Victor dovra’rivelare il suo segreto…

Pur trattandosi di un testo non facile da mettere in scena, lo spettacolo cattura l’attenzione degli spettatori. Diverte, intriga, suscita vere e proprie reazioni al clima pesante di quegli anni … ed e’ un bello spettacolo!  Bravi tutti.

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A Christmas Carol al Teatro Quirino (Roma) – 8-13 gennaio 2019

gennaio 7, 2019

 

La Compagnia dell’Alba, dopo Aggiungi un posto a tavola, presenta il musical A Christmas Carol adattamento del celebre romanzo di Charles Dickens, con musiche del compositore statunitense Alan Menken (che vanta ben 19 nomination agli Oscar e 8 vittorie con lavori quali La bella e La Bestia, La Sirenetta, Aladdin, Sister Act, ecc. ) – con Roberto Ciufoli, e regia e coereografie di Fabrizio Angelini.

Questa la sua trama.  E’ la vigilia di Natale, nella Londra del 1843, e tutti si accingono a festeggiare la ricorrenza.  Invece, il vecchio usuraio Ebenezer Scrooge – chiuso il negozio – si reca solitario verso la sua dimora. Durante la cena, riceve la visita di tre spiriti: quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro. I tre spettri, tra flashback e premonizioni, riusciranno a mutare l’indole meschina ed egoista di Scrooge, che si risveglierà la mattina di Natale con la consapevolezza che l’avidità del denaro e l’attaccamento alle sole cose materiali sono sbagliati. La la carità e la fratellanza si faranno largo nel cuore del vecchio usuraio, che per la prima volta trascorrerà il Natale con il nipote Fred e la sua famiglia.

Tra un’umanità che va sempre più in fretta – sottolinea il regista – oggi si tende spesso a rinchiudersi nel proprio guscio, nel proprio mondo, con il proprio cellulare e i propri auricolari, per isolarsi da tutto e da tutti. Ecco dunque che il monito del defunto amico Marley, che appare a Scrooge nelle vesti di uno spettro proprio per suggerirgli un cambiamento nella sua vita e nel suo carattere, dovrebbe essere un monito per tutti noi, verso un atteggiamento che guardi maggiormente alla tolleranza, all’accoglienza, agli altri. Se tutto questo è poi accompagnato dalle meravigliose musiche di Alan Menken, per la prima volta presentate in Italia, allora un messaggio così forte non può che divenire vincente e positivo per farci riflettere, sia pure all’interno di una cornice divertente e di intrattenimento, su quanto una maggiore apertura verso gli altri potrebbe cambiare e migliorare le nostre vite”.

V. anche:

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Sei personaggi in cerca di autore al Teatro Quirino (Roma) 20 novembre – 2 dicembre 2018

novembre 19, 2018

Pirandello e il suo “Sei personaggi in cerca di autore”  – al Quirino – in versione  Michele Placido: teatro e meta-teatro, realta’ e illusione, suspence, testo non facile ma interpretazione eccellente!

Su un testo di Pirandello – dopo Così è se vi pare e i due atti unici La carriola e L’uomo dal fiore in bocca –questa  è la  terza regia teatrale di MIchele Placido che precisa: “è la mia passione per tutto quello che è pirandelliano che mi ha portato ad accettare la sfida» della regia di questa nuova produzione del Teatro Stabile di Catania, di cui lui è anche carismatico protagonista insieme all’intensa Guia Jelo.

La scenografia (quasi in bianco e nero) – in cui spicca la performance della palermitana Dajana Roncione e di altri attoriutti siciliani – è essenziale. L’allestimento si avvale delle musiche di Luca D’Alberto e dei costumi di Riccardo Cappello. Gaetano La Mela cura le luci.

I “Personaggi della commedia” – Michele Placido (il padre) e Guia Jelo (la madre), affiancati da Dajana Roncione (la figliastra), Luca Iacono (il figlio), Luana Toscano (Madama Pace), e ancora la piccola Clarissa Bauso (la bambina) e Flavio Palmeri (il giovinetto) – abbandonati dall’autore, si materializzano in scena. E si rivolgono a quelli, in copione, indicati quali “gli attori della Compagnia”: qui affidati all’interpretazione di Silvio Laviano (il regista), Egle Doria (la prima attrice), Luigi Tabita (il primo attore), Ludovica Calabrese (l’attrice giovane), Federico Fiorenza (l’attore giovane), Marina La Placa (la seconda donna), Giorgia Boscarino (l’assistente del regista), Antonio Ferro (il direttore di scena).

In passato – sottolinea ancora Placido – ho girato un film La scelta, tratto da L’innesto incentrato sulla violenza che una donna subisce. Anche in Sei personaggi è presente una forma di violenza molto ambigua, attuata dal Padre nei confronti dell’umile moglie che pure ha amato e gli ha dato un figlio, ma con la quale ha poco da condividere sul piano intellettuale. Deciderà perciò di farla innamorare del suo contabile; un piano “diabolico” ma a suo dire “a fin di bene”, almeno per la donna che sarà più felice nel nuovo rapporto da cui avrà tre figli. Poi il contabile muore. La Madre torna in città con i Figli. Il lutto getta la famiglia in gravi ristrettezze. La situazione precipita quando il Padre e la Figliastra hanno un incontro intimo e molto traumatico in una casa di piacere. “Si spiega – osserva Placido – perché una siffatta famiglia è stata abbandonata dall’autore, atterrito all’idea di alimentare una vicenda tanto scandalosa”

Allo stesso tempo – aggiunge Placido – “trovo che sia presente un senso di ribellione da parte dei “personaggi” che andranno – appunto – alla ricerca di un’origine e, nel nostro caso, di una Compagnia incline a privilegiare testi che parlano della società di oggi e delle sue drammaticità (il femminicidio, le morti bianche o anche l’impossibilità di un legame sentimentale, dovuta all’alienazione dell’uomo contemporaneo). Che una Compagnia intenta a provare mini-drammi quotidiani venga in qualche modo spiata da presenze o fantasmi (anche se Pirandello era contrario a questa parola) mi rafforza nella convinzione che questo testo sia pieno di suggestioni soprannaturali”.

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“Sei personaggi in cerca di autore” al Teatro Quirino

novembre 18, 2018

«Questa – sottolinea Michele Placido – è la mia terza regia teatrale su un testo del Girgentano, dopo Così è se vi pare e i due atti unici La carriola e L’uomo dal fiore in bocca. È la mia passione per tutto quello che è pirandelliano che mi ha portato ad accettare la sfida della regia di questa nuova produzione del Teatro Stabile di Catania: di cui è anche carismatico protagonista, insieme all’intensa Guia Jelo. La scenografia (quasi in bianco e nero) – in cui spicca altresì la performance della palermitana Dajana Roncione e degli altri attori tutti siciliani – è essenziale. L’allestimento si avvale delle musiche di Luca D’Alberto e dei costumi di Riccardo Cappello. Gaetano La Mela cura le luci.

I personaggi della commedia” – Michele Placido (il padre) e Guia Jelo (la madre), affiancati da Dajana Roncione (la figliastra), Luca Iacono (il figlio), Luana Toscano (Madama Pace), e ancora la piccola Clarissa Bauso (la bambina) e Flavio Palmeri (il giovinetto) – abbandonati (negando loro la vita teatrale) dal loro autore, si materializzano in scena. E si rivolgono a quelli in copione indicati come “gli attori della Compagnia”: qui affidati all’interpretazione di Silvio Laviano (il regista), Egle Doria (la prima attrice), Luigi Tabita (il primo attore), Ludovica Calabrese (l’attrice giovane), Federico Fiorenza (l’attore giovane), Marina La Placa (la seconda donna), Giorgia Boscarino (l’assistente del regista), Antonio Ferro (il direttore di scena).

Anche in Sei personaggi è presente una forma di violenza molto ambigua, attuata dal Padre nei confronti dell’umile moglie che pure ha amato e gli ha dato un figlio, ma con la quale ha poco da condividere sul piano intellettuale.

Deciderà perciò di farla innamorare del suo contabile; un piano “diabolico” ma a suo dire “a fin di bene”, almeno per la donna che sarà più felice nel nuovo rapporto da cui avrà tre figli”. Poi il contabile muore. La Madre torna in città con i Figli. Il lutto getta la famiglia in gravi ristrettezze. La situazione precipita quando il Padre e la Figliastra hanno un incontro intimo e molto traumatico in una casa di piacere.

Si spiega – osserva Placido – perché una siffatta famiglia è stata abbandonata dall’autore, atterrito all’idea di alimentare una vicenda tanto scandalosa”. Allo stesso tempo, Placido riscontra “un senso di ribellione da parte dei “personaggi”, che andranno appunto alla ricerca di un’origine e, nel nostro caso, di una Compagnia incline a privilegiare testi che parlano della società di oggi, delle sue drammaticità: il femminicidio, le morti bianche o anche l’impossibilità di un legame sentimentale, dovuta all’alienazione dell’uomo contemporaneo». Coerentemente con il metateatro di Pirandello, la richiesta dei “Sei” di dare vita al loro dramma coincide qui, più che mai, con la funzione che è propria del palcoscenico, ossia accogliere la rappresentazione.

Il fu Mattia Pascal al teatro Quirino-Roma (6-18 novembre 2018)

ottobre 29, 2018

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Il celebre romanzo Il fu Mattia Pascal (nel 1904 apparso dapprima a puntate sulla rivista Nuova Antologia,  e poi in volume), primo grande successo di Luigi Pirandello, sarà in scena al teatro Quirino , grazie a Arca Azzurra teatro La Contrada Teatro stabile di trento ABC produzioni –  con Rosario Coppolino e Maria  Rosaria Carli, Giovanni Maria Briganti, Adriano Giraldi, Diana Hobel, Marzia Postogna, e Vincenzo Volo – scene  di Salvo Manciagli, costumi di Françoise Raybaud, musiche di Massimiliano Pace: adattamento di Daniele Pecci,  regia di Guglielmo Ferro.

Bravo Daniele Pecci nel non facile ruolo di Mattia Pascal e bravi tutti! Belle anche le musiche.

Per chi non la ricordasse, questa è la sua trama…

Mattia Pascal vive a Miragno, dove il padre ha lasciato in eredità la miniera di zolfo alla moglie e ai due figli. Un disonesto amministratore – Batta Malagna che gestisce il patrimonio – sposa Oliva.
Romilda, di cui Pomino è innamorato, si innamora a sua volta di Mattia che – ricambiando l’amore – la mette incinta.Quando Oliva capisce che Malagna non è il vero padre del bambino che aspetta Romilda, Mattia le dice che lei deve far credere al marito che lui può veramente avere un figlio e la mette incinta.
Quando la madre va su tutte le furie sapendola incinta, Romilda chiede aiuto a Malagna, che accetta come suo il figlio che sarebbe nato da Romilda.
Ma quando anche la moglie resta incinta, dovrà fare da padre al bambino che Oliva aspetta da Mattia.
Mattia è costretto a sposare Romilda: invidiosa del figlio che sarebbe nato ad Oliva tra gli agi, al contrario del suo che verrà al mondo nell’incertezza del domani.
Per salvare il podere della Stia col mulino, i Pascal devono vendere le case. Grazie a Pomino, Mattia diventa bibliotecario. Una delle sue bambine muore lo stesso giorno di sua madre. Dopo una delle consuete liti con Romilda e sua madre – stanco della sua miserabile vita – Mattia fugge dal paese. Grazie al gioco alla roulette, Mattia diventa ricco.
Decide di ritornare a casa per riscattare i suoi averi e vendicarsi dei soprusi della suocera. Ma un altro fatto muta il suo destino: legge su un giornale che a Miragno è stato ritrovato il cadavere di Mattia Pascal, scomparso da molti giorni, suicidatosi per dissesti finanziari. Sebbene sconvolto, comprende presto che, credendolo tutti morto, può avere un’altra vita. Prende lo pseudonimo di Adriano Meis. Ma ben presto si rende conto che la sua esistenza è fittizia. Infatti, non essendo registrato all’anagrafe, non può sposare Adriana, non può denunciare un furto subìto, e non può svolgere alcuna delle normali attività quotidiane, poiché privo di identità.
Così finge  un suicidio.
Ritorna a Miragno sotto il nome di Mattia Pascal. Sono intanto trascorsi due anni e arrivato al paese, Mattia scopre che la moglie si è risposata con Pomino e ha avuto una bambina. Si ritira così dalla vita. Trascorre le sue giornate nella biblioteca per scrivere la sua storia, e ogni tanto si reca al cimitero per portare sulla tomba del “fu Mattia Pascal” una corona di fiori. Alla fine lascerà il suo manoscritto – nella biblioteca dove aveva lavorato – con l’obbligo però di aprirlo soltanto cinquant’anni dopo la sua terza, ultima e definitiva morte.

V. anche:

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I MISERABILI (Les misérables) al Teatro Quirino (Roma) 23 ottobre – 4 novembre 2018

ottobre 17, 2018

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I miserabili (Les Misérables) è un romanzo storico di v1ictor Hugo, pubblicato nel 1862 e considerato uno dei più eccelsi romanzi del XIX secolo europeo. Il libro è ambientato in un arco temporale che va dal 1815 al 1832, dalla Francia della Restaurazione post-napoleonica alla rivolta anti-monarchica del giugno 1832, narrando le vicende di numerosi personaggi: in particolare la vita dell’ex galeotto Jean Valiean e le sue lotte per la redenzione. I suoi personaggi appartengono agli strati più bassi della società francese dell’Ottocento, i cosiddetti “miserabili” (persone cadute in miseria, ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà…) la cui condizione non era mutata né con la Rivoluzione né con Napoleone, o Luigi XVIII. È una storia di cadute e di risalite, di peccati e di redenzione. Il grande eroe è il popolo, rappresentato da Jean Valjean, fondamentalmente buono e ingiustamente condannato per un reato insignificante.

Hugo riassunse così l’opera: «Il destino e in particolare la vita, il tempo e in particolare il secolo, l’uomo e in particolare il popolo, Dio e in particolare il mondo, ecco quello che ho cercato di mettere in quel libro».   E, in effetti, con la storia del generoso galeotto Jean Valjean, di Fantine e di sua figlia Cosette, dell’oscuro Javert, dei Thénardier, di Marius, Gavroche, Eponine, e di tutti gli altri, questo capolavoro di Higo parla a ogni epoca come se ne fosse l’espressione diretta, perché tocca grandi temi universali quali la dignità, il dolore, la misericordia, la giustizia, il male, la redenzione.

Dal 23 ottobre, i “Miserabili” sono in scena al teatro Quirino, nell’adattamento di Luca Doninelli, con regia di Franco Però e Franco Branciaroli nel ruolo di Jean Valjean, e con un eccellente cast d’interpreti (Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos, Valentina Violo).   E’ un nuovo, imponente, progetto di produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, del CTB- Centro Teatrale Bresciano e del Teatro de gli Incamminati.

In un percorso avventuroso” – sottolinea Franco Branciaroli – rappresentando I Miserabili rappresento anche me stesso e la mia arte (il teatro): “come la società, anche il Teatro è stratificato, e conosce doppi e tripli fondi, secondo un gioco necessario che per qualcuno è incanto, o magia, e per qualcun altro è Fato”.