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Il suggestivo e spettacolare Presepe vivente – del Natale 2018 – di San Severino di Centola (Sa): occasione di mie belle foto, e di una breve conversazione-intervista a-con il vice-sindaco di Centola

gennaio 2, 2019

 

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In occasione del suggestivo Presepe vivente del 2018 – realizzato nello splendido Borgo di San Severino di Centola (SA) – ho fatto le foto che seguono, e questa breve intervista a Silverio D’Angelo (Vicesindaco del comune di Centola).

S. P.       Caro Vicesindaco, da quanto tempo c’è questa iniziativa – bella e suggestiva – del Presepe vivente, nel Borgo disabitato di San Severino di Centola  che,  in questa occasione,  prende  anima, colore e vita?  Da quanti anni lo si fa?

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S.D.     E’ dal 1993 che il Borgo medievale di San Severino rivive  anche con questa iniziativa,  grazie  a un gruppo di persone del Paese che – all’epoca – decisero di costruire questo percorso presepiale  in un luogo  che  già  di per sé, se guardato nella sua fisionomia strutturale, fa pensare a un paesaggio presepiale,  a un presepe.

S.P.   Ma chi vi partecipa? Chi sono tutti questi personaggi che si vedono percorrendo le vie presepiali del borgo?

S.D.   Sono tutti dei figuranti – chiamiamoli così – che lavorano per parecchi mesi. E sono tutte persone del Paese.

S.P.   Quindi sono dei volontari..

S.D.   Sono dei volontari che, di maniera spontanea, durante l’anno, si organizzano per questo appuntamento.  Da qualche tempo, già da alcuni anni, ai volontari di San Severino si sono poi aggregati anche altri amici di Paesi vicini, tipo Centola, Palinuro, Torre Orsaia, Foria… cioè comunità  che hanno apprezzato il lavoro, locale, fatto con passione e un entusiasmo che non ha pari,  e soprattutto l’amore di stare insieme.

S.P.   Non ho capito!  Al Presepe di San Severino c’è una partecipazione attiva anche di altri Comuni limitrofi, o una loro presenza solo come visitatori?

S.D.   No, non dicevo questo.  In pratica, le numerose scene che si vedono lungo il percorso, parliamo di 27 postazioni  che rappresentano vecchi mestieri – il battitore di ferro, il pastaio ecc.… c’è un pò di tutto!- necessitano di antiche attrezzature che anche loro conservano.

S.P.   Quindi i comuni vicini contribuiscono in tal senso!

S.D.  Esatto. Vengono a visitare il luogo, con le loro attrezzature. Vengono loro assegnati dei posti. E lì interpretano le loro scene, con mestieri che rievocano le tradizioni di questi luoghi.

S.P.   Bella questa cooperazione tra comuni! Esiste anche in altri settori o solo per il presepe?

S.D.   Si tratta di una cooperazione di volontari, che non ha niente a che vedere con le istituzioni, e  la politica.

Chiaramente,  il Comune di Centola sostiene questa iniziativa, grande anima di socialità e di altro, nel momento in cui ci si incontra e si sta insieme. Ma si tratta di un’iniziativa che nasce, soprattutto, dal cuore della gente, perché le persone del luogo sono molto legate a questo luogo simbolo che è il loro Borgo medievale.  E per metterlo nelle condizioni in cui si trova oggi – per il Presepe – bisogna lavorarci. Parliamo di un Borgo completamente abbandonato dove esistono solo ruderi…

S.P.  Ma che prospettive ha – per il futuro – questo Borgo?  Pensate di farne qualcosa?

S.D.  Nei  nostri sogni (io sono un po’ definito sognatore) ci piacerebbe vedere il Borgo rivivere in tutta la sua antica bellezza.  Siamo oramai quasi un cantiere aperto… Sono prossimi lavori  – per cui auspico una speditezza operativa e soprattutto amministrativa – per attività già finanziate, di cui una già in corso, e altre con bandi di recente emanati.

Penso al Castello medievale di San Severino, dove abbiamo già iniziato i lavori. ..

 

S.P.  Per arrivare a cosa…?

S.D.  Abbiamo avuto un finanziamento del Ministero degli Interni di circa 800 000 euro (ed  è già pubblicato il Bando per l’assegnazione dei lavori) che ci permetterà di rendere fruibile  questo spazio – molto bello e suggestivo – che affaccia sule gole del Mingardo.

S.P.  Bello!

S.D.  Sì è uno spazio veramente bello dove, tra l’altro, in estate facciano delle rappresentazioni teatrali!  Il castello, una volta fruibile, sarà in grosso punto di riferimento per il Borgo medievale.

S.P.  Ma sarà adibito a albergo?  O rimarrà come rudere?

S.D.  Noi vogliamo recuperarne la storia.  Già oggi – per chi ha la possibilità di poterci arrivare – all’interno del castello è visibile il vecchio perimetro di questi spazi,  a lungo invisibili perché sommersi da detriti e altro…

Un altro lavoro importante riguarda  una migliore accessibilità  (e  sicurezza) del lato più a Nord, dove qualche tempo fa ci fu uno smottamento sul costone roccioso.  Per questo abbiamo un finanziamento di oltre 1 miliardo e mezzo di euro per realizzare un passaggio in sicurezza – con una sorte di semi-tunnel – che, eliminando rischi di cadute e scivolate, permetterà un accesso più agevole anche al Paese. Una volta reso l’accesso al Borgo più agevole, vi si potranno fare molte cose belle,

S.P.  Va detto che anche l’accesso attuale ha il suo charme!

S.D.  Certamente.  Ma bisogna amarlo e non è adatto per tutti.. Noi stiamo pensando anche alle persone più anziane che vorrebbero andarci e non possono farlo. Questo semi-tunnel sicuramente aprirà altre vedute per il Borgo medievale.

 

S.P.  Ma.. a quanto risale questo Borgo?

S.D.  Parliamo del  decimo undicesimo secolo.. Lo stiamo leggendo anche negli scavi archeologici in corso con qualche traccia anche di tempo addietro. Ce la racconteremo meglio appena avremo gli elementi.

S.P.  Quindi sul Borgo si stanno concentrando una serie di cose, e di progetti…

S.D.  Abbiamo anche un progetto approvato per la cosiddetta Casa baronale che è un’altra struttura molto imponente ed importante, riconosciuta anche di interesse storico-culturale da parte del MIBAC (Ministero per i beni e le attività culturali). Stiamo vedendo come reperire i fondi per poterla recuperare, e per poterne fare il Museo dell’emigrante cilentano nel mondo. Nel tempo, abbiamo anche recuperato, sia nella parte esterna che interna, la chiesetta principale del Borgo, oggi fruibile.

Questo Borgo vogliamo farlo rivivere nella sua struttura storica. Chiaramente,  il tutto si deve anche autogestire: purtroppo, la parte finanziaria è quella  che forse agevola meno.

Se non si autogestisce c’è il rischio che si fa un evento, l’evento piace, ma è solo un evento. E continuo a ringraziare tutti quelli che vi lavorano in maniera veramente volontaria!

S.P.  Sì l’ho visto.. E vi lavorano anche con molto entusiasmo e passione..

S.D. Sì con tutto questo.. ma poi rimane un evento..

S.P. E’ vero.. ci vorrebbe  continuità…

S.D.  Ci vuole continuità.. e sostenibilità. E la sostenibilità richiede la ricerca di una formula – o un altro sistema – che in qualche maniera aiutino anche questi volontari a non essere volontari perenni, perché poi si stancano.

 

S.P.  Una mia amica, Tiziana Colusso,  ha di recente scritto un libro sulle residenze per artisti:  in altri Paesi europei sono state istituite case per scrittori e per artisti… Personalmente nel Borgo medievale  di San Severino ci vedrei bene un’iniziativa in tal senso. Potrebbe essere il caso di  rifletterci?  Ristabilire l’abitabilità delle case, e farle entrare in un network di residenze per scrittori e artisti. A me sembra una bella idea.

S.D.  In verità, questa è un’idea anche progettata.  Mi cogli piuttosto preparato in merito perché  una diecina di anni fa – sempre guardando molto avanti, per capire cosa poteva essere il borgo (in fondo il problema è sempre questo “che cosa ne faremo poi di questi ruderi?”) – abbiamo focalizzato l’idea di creare una sorte di spazi, in cui realizzare 14-15 strutture  con il piano rialzato a dimora (anche temporanea) dell’artista; e, sotto, al Piano terreno (in questo Borgo  non si superano i due piani) creare il laboratorio, dove l’artista – sia esso uno scrittore, un poeta, uno sceneggiatore, un artista – possa lavorare.  Non dimentichiamo che il Borgo medievale oramai da molti anni è scelto anche quale set per produzioni cinematografiche.

Di recente  – nel realizzare “Capri Revolution” – anche Mario Martone  è stato lì su, per 3 mesi, a girare scene per il suo importante lavoro.

S.P. Quindi, anche San Severino ha questa idea indirizzata ad artisti…

SD   Sì .. ma poi mancano le forze.  Serve una regia più importante – anche sotto l’aspetto finanziario – per poter dire “cominciamo a fare questo”.

Un’altra cosa che si pensava di fare era di creare una dimora per gli sposi che vogliono sposarsi  in luoghi un po’ scelti, che non siano luoghi di massa. Al Borgo di San Severino, c’è già la sua chiesetta.  Si potrebbe creare la dimora per il matrimonio,  e per consentire di  rimanervi qualche giorno…

C’erano – e ci sono –  molte di idee collegabili a questo sito………

 

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anche:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10213562292148618&id=1141940195

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e :

 

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INTERVISTA del 26 dicembre 2018 AL SINDACO DI LAURINO E AL PRESIDENTE DELLA PRO LOCO DI LAURINO (Natale 2018)

dicembre 31, 2018

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A Laurino – in occasione del bel concerto  “Natalis Loci” del  Trio Musikanten  –  ho intervistato  Romano Gregorio, Sindaco di Laurino e Direttore del Parco Nazionale del Cilento, e Gaetano Pacente Presidente della Pro loco di Laurino.

S.P.   Buonasera.  In vacanza a Laurino,   ho scoperto – con gran piacere – l’esistenza di questo suo  bel teatro.   La Pro loco di Laurino  non è impegnata solo in sagre culinarie  (cui pure va tutto il mio rispetto, considerando l’ottima e  buona cucina tradizionale, locale)  ma fa  cultura, spettacoli, teatro, musica…  Da dove è nata questa idea, signor sindaco?

R.G.   Ma.. Diciamo che la Pro loco di Laurino di tutto si occupa, tranne che di sagre perché Laurino è uno dei pochissimi paesi del Cilento che non organizza una sagra.  Di questo dobbiamo ringraziare tutte le Associazioni, ma in particolare la Pro  loco  che da anni – qui a Laurino –  si impegna per organizzare eventi culturali.   Non è casuale  che  –  insieme all’Amministrazione comunale  –  oramai da qualche anno  organizziamo questa stagione teatrale, con tanti sforzi e sacrifici anche di natura personale.

S.P.    Questa sera, c’e questo bel Trio, ma anche in estate ci sono importanti eventi, se non erro ..

R.G.    Sì. In estate c’è un Festival di jazz,  oramai alla diciottesima edizione, che ha assunto un’importanza sempre più crescente nel panorama nazionale  e internazionale. Nel suo contesto – a Laurino –  si sono esibiti artisti di fama internazionale.  Come pure  nel quadro di questa rassegna teatrale, nel cui ambito alcune settimane fa  Ettore Bassi si è esibito in “ Il sindaco pescatore”: uno  spettacolo bellissimo!

S.P.   Tra l’altro, a Laurino, c’è anche la tradizione dell’Opera di Santa Elena, in cui lei stesso,  nell’edizione 2018,  ha interpretato, in modo egregio, un personaggio molto divertente… L’ho vista in scena in agosto. E l’ho trovata molto bravo anche come attore.

R.G.   Troppo buona.. Sì.  Interpreto Scatozza, uno dei personaggi comici dell’Opera.

S.P.    Lei, invece, Presidente cosa ci dice della sua Pro Loco? Qual è la sua anima?  Tra l’altro, qui abbiamo anche Elena Tommasino, consigliera nazionale dell’UNPLI che gentilmente ci sta ora riprendendo!

G.P.    In effetti, il sindaco ha già detto tutto. Noi sagre non ne facciano, anche se sosteniamo e coordiniamo alcuni ragazzi e un’Associazione di giovani che il 28 e il 29 dicembre, di sera, faranno una bella sagra con musica e serenate popolari. Successivamente – in aprile –  ci saranno le tarantelle…

S.P.   Quindi c’è tutto un programma…

R.G.   Sì. Ci sono altre Associazioni che si occupano di organizzare questi eventi, non gastronomici.

G.P.    Sì, ad esempio, il primo gennaio ci sarà una banda musicale,  con sfilata in costumi d’epoca, e musiche dell’800.  Noi  Proloco coordiniamo e sosteniamo. Così come affianchiamo l’ amministrazione comunale nel Festival jazz che è fatto da un’altra associazione “Miti e suoni”.

In qualche modo, stiamo comunque tutti insieme.

R.G.    C’e’  un coordinamento comunque complessivo!

S.P.   Lei, signor sindaco,  è anche direttore del Parco del Cilento. In che modo è presente il Parco! Qual è il suo contributo, cosa fa?

R.G.    Il Parco è presente – oltre che a Laurino – in tutti i paesi del Cilento. Sponsorizziamo eventi culturali, come ad esempio questa rassegna teatrale: il Parco ha dato il suo contributo alla Pro loco, e co-organizziamo l’evento!

In realtà, il Parco si occupa di tante cose.

E’ un’opportunità e non un vincolo, come dicono in tanti.  Basta saper cogliere le occasioni che il Parco costruisce.  Il Parco è soprattutto la costruzione di un’identità, di un valore assoluto.  Ci si riconosce all’interno del Cilento: questa identità territoriale prima sconosciuta,  da un po’ di tempo si va affermando, e  ci inorgoglisce quando ne parliamo.

Basti pensare che il Parco del Cilento è l’unico al mondo che ha quattro riconoscimenti UNESCO:  la  Rete di biosfera (nel 1997),  Paesaggio culturale (nel 1998),  Dieta mediterranea,  e da ultimo Geo-Parco. Se un organismo delle Nazioni Unite ci dà tali riconoscimenti, una ragione ci sarà.  Quindi la nostra sfida, e capacità, deve essere quella di preservare  valorizzare e tutelare questo territorio, e consegnarlo a chi verrà dopo di noi almeno come lo abbiamo trovato.

S.P.  Certo bisogna mirare a uno sviluppo sostenibile.. Ma ritorniamo alla Pro loco

G.P.  Per quanto riguarda la Pro loco, in agosto, c’è una rievocazione storica: una sfilata con costumi di epoca con cui divulghiamo – mettendolo in scena – un pezzo di storia del Ducato di Laurino del ‘700, e 1750.

S.P.   Infatti – nel Paese – avete anche il Palazzo ducale sù in alto.. ..

 G.P.  Sì.   Stiamo avendo un po’ di successo – anzi – più fuori che qua. Quest’anno siamo stati ad Ascea, ospiti di “Mezzogiorno in famiglia”in cui abbiamo portato un pezzo della nostra storia…  Siamo stati ospiti, anche a Palinuro, insieme al  Gruppo storico della Toscana. Sono gruppi  forse più importanti del nostro che ci danno sempre l’opportunità di far conoscere la storia del nostro Ducato. Siccome è un paese interno, a volte viene sottovaluto.  Invece anche noi abbiamo – insieme ai Paesi della costa (Palinuro Velia ecc.) – una storia importante.

E tentiamo di darne visibilità.

R.G  Come diceva lei poco fa.. Se non fosse venuta a Laurino non avrebbe saputo dell’esistenza di questo bel teatro!

 

V.  anche:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10213561101438851&id=1141940195

e:

Ovidio, Amori miti e altre storie – Grande mostra alle Scuderie del Quirinale (Roma17 ottobre 2018 -20 gennaio 2019)

ottobre 16, 2018

Nel bimillenario della sua morte –  volendo dimostrare il suo ruolo di eterna fonte d’ispirazione (soprattutto  per pittori e scultori tra Rinascimento e Barocco  dal ‘400 al ‘700 –  quali Benvenuto Cellini, Tintoretto, Ribera, Poussin, Batoni – ma anche di artisti contemporanei quali Joseph Kosuth e la sua installazione al neon)  –  la mostra  è dedicata al poeta latino Ovidio: il più “femminista” tra questi poeti, e il primo poeta antico che si è posto in conflitto con ogni forma di violazione della libertà della persona (sfera religiosa ecc.).  Basti qui pensare alla Lex Iulia de adulteriis e ai suoi versi.”Non siete andati a letto insieme per obbligo di legge: per voi ha vigore di legge solo Amore”.

Curata da Francesca Ghedini, la rassegna presenta 250 opere in prestito da circa 80 musei (italiani e stranieri) ed ha come tema dominante l’amore. Il suo percorso si snoda  tra affreschi provenienti da Pompei, sculture d’età imperiale, antichi testi e opere  (quali la “Venere pudica” di Botticelli o la “Venere Callipigia” del Museo archeologico nazionale di Napoli).  Bacco o Narciso, fanciulle amate, abbandonate e rapite,  o giovani dai tragici destini:  la loro scelta costruisce anche essa  una narrazione di tormentate vicende amorose  che si concludono con una trasformazione: la metamorfosi di Ermafrodite. La storia di Ermafrodito e Salmacide, nella memoria collettiva, è quella che ci viene trasmessa da Ovidio nel libro IV delle Metamorfosi.

Protagonista del racconto è un giovane di quindici anni, figlio di Ermes ed Afrodite, nel cui volto si riconoscono i tratti di entrambi i genitori, dai quali trasse anche il nome che Ovidio non dirà se non al termine dell’episodio del mito. Il giovane, bramoso di avventure, decide di abbandonare il luogo natio per viaggiare e scoprire il mondo. Giunto in Caria, nel territorio di Alicarnasso, si imbatte in uno stagno d’acqua limpidissima dove vive una ninfa di nome Salmacide. L’incontro tra i due mette in moto una precipitosa catena di eventi che vede la ninfa invaghirsi all’istante del giovane. Dapprima prova a sedurlo con le parole che Odisseo rivolge a Nausicaa. Poi – in preda all’eros – tenta di gettarglisi al collo, ma la minaccia del contatto fisico sembra scuotere il giovane che la respinge. Mentre – pensandosi al sicuro – il giovane si denuda per enteare nello stagno, la ninfa non sapendo più dominarsi si getta nuda in acqua. Segue una lotta che capovolge ogni aspettativa e rovescia i ruoli. Il ragazzo resiste e continua a respingerla, la giovane lotta e cerca di avvinghiarsi a lui, lo bacia, lo tocca e rivolge un’inaspettata preghiera agli dei affinché mai la separino dall’amato. Sorprendentemente gli dei esaudiscono la preghiera in favore dell’assalitrice e a discapito della vittima. I corpi avvinghiati si fondono e assumono un “unico aspetto”, una duplice forma né donna né fanciullo eppure simile ad entrambi. La nuova creatura è una fusione di due generi anche se ad uscire dalle acque è in effetti il solo fanciullo di cui Ovidio svela finalmente il nome, Ermafrodito, entrato in acqua uomo ed uscitone uomo a metà.  A differenza però degli altri amori negati, la metamorfosi di Ermafrodito non riguarda solo l’aspetto fisico, ma anche la personalità che unisce e fonde due creature con animi ben distinti tra loro; quella del timido e irrequieto Ermafrodito e quello della ribelle e aggressiva Salmacide.    E’ assolutamente originale quello che Ovidio scrive del mito nelle Metamorfosi.

La figura di Salmacide è quella che più di tutte rompe gli schemi tradizionali del rapporto uomo-donna: ninfa ribelle e aggressiva, dedica il suo tempo, come una matrona dell’alta società romana, alle cure di bellezza e inoltre tenta in tutti i modi di conquistare Ermafrodito usando la forza e le stesse strategie che solitamente usano gli dei per conquistare le ninfe (parole seduttive di Odisseo, prima assalto fisico, dopo). A questo stravolgimento dei ruoli, risponde anche la metamorfosi che non interviene per salvare la vittima che implora aiuto ma agisce per esaudire le richieste capricciose del carnefice, la ninfa, che chiede di divenire con il malcapitato un unico essere. La trasformazione che ne deriva snatura di fatto l’identità della vittima condannata ad essere unita per sempre al suo assalitore.

Maestro di eros, bellezza e seduzione –  nella Roma che rinasceva con l’imperatore Augusto – Ovidio impersonò il libertino, l’intrigante, il dissoluto che attribuiva a maschi e femmine uguale diritto al piacere, senza badare alle moralizzazioni che stavano a cuore ad Augusto.

Poeta delle metamorfosi fisiche (dimostrando, con il suo Metamorfosi, che non esiste differenza tra corpo e psiche)  scoprì  il trasformarsi prima di tutto nella pratica dell’eros.  Con una capacità di osservazione straordinaria,  il poeta dava a intendere di essere, (come Virgilio)  approdato all’epica.  Ma la  sua epica (epica, estetica e metafisica, del desiderio)  esaltava il perituro,  il transeunte, l’alterità, distruggendo  ogni fede nell’eternità dell’impero e nell’assolutezza del romanocentrismo.   Da qui  –  anche  –  la sua cacciata in esilio da parte di Augusto: cacciata che determinò  (l’8 d.C. )  il suo smarrimento a Tomi sul mar Nero, la Costanza dell’odierna Romania,  in cui comprese che ora l’altro era lui.

Ovidio è stato il primo Don Giovanni del mondo occidentale.  

Ha scritto, tra l’altro,  l’ Ars amatoria, un poemetto  che insegna,  a donne e uomini,  strategie di conquista, il cui oggetto non è l’amore, ma il piacere sessuale ( posizione – questa – in contrasto con la politica di Augusto che tentava di moralizzare una generazione dissoluta per la perdita dei valori familiari).   “Il piacere concesso per dovere – scriveva inoltre Ovidio –  non mi è grato”.  E –  cosa impensabile all’epoca – assicurava che il piacere era maggiore se l’uomo e la donna raggiungevano l’orgasmo contemporaneamente.

 

Il Leonardo di Vittorio Sgarbi al Teatro Olimpico (Roma) – 10-14 ottobre 2018

ottobre 8, 2018

Artisti antecedenti il nostro secolo hanno fortemente inciso il modo di percepire il quotidiano in cui siamo immersi.

Dopo i suoi affascinanti ed illuminanti spettacoli su “Caravaggio” e “Michelangelo” – di cui, con un’ammaliante miscela di racconto immagini e suoni, ha evidenziato vicende artistiche e sociali, e straordinarie premonizioni della contemporaneità – Vittorio Sgarbi mette scena LEONARDO DI SER PIETRO DA VINCI (1452/1519) di cui nel 2019 ricorreranno le celebrazioni dal cinquecentenario della morte, con testo scritto da se stesso, musiche composte ed eseguite dal vivo da Valentino Corvino, scenografia e video di Tommaso Arosio, messa in scena e allestimento di Doppio senso, Corvino produzioni.

Non so se Dio esiste, ma l’arte di certo ci avvicina a Dio: inizia così questo bello spettacolo su Leonardo  (esplorato tra l’altro anche nelle sue connessioni, consonanze e affinità, con altri artisti) creato da questo straordinario critico d’arte, che e’ Vittorio Sgarbi.

Leonardo (ingegnere, pittore, scienziato, talento universale dal Rinascimento) ha lasciato un corpus infinito di opere (Monna Lisa, l’Ultima Cena ecc.).   Studiando le relazioni profonde esistenti tra suono e immagine – dove linguaggi, tecnologie e immaginari vengono rielaborati e messi alla prova nello sviluppo di opere sceniche, performance ed installazioni – con una misurata miscela esplosiva lo spettacolo ne  rivela l’ enigma (Leonardo comincia per non finire).

Ue:una nuova Agenda per la cultura?

luglio 26, 2018

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Ue: una nuova Agenda per la cultura? E’ il titolo della mia inchiesta, leggibile in questo ultimo numero di Tempo Libero (rivista  on line della Fitel):  qui  di seguito il suo link:

https://ita.calameo.com/read/004570318dab7987d7f8d

Buona lettura!

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Take ME (I’m Yours) nuova mostra a Villa Medici (Roma)

Maggio 31, 2018

 

TAKE ME (l’m yours): bella mostra collettiva di arte contemporanea – dal 31 maggio 2018 – all’Accademia di Francia a Roma (Villa Medici). Riunisce le opere dei 15 pensionnaires di Villa Medici affiancati a numerosi artisti internazionali, per un totale di 89 artisti. Take Me (Im’ yours) incorpora la mostra annuale del ciclo LORO. Ed e’ anche una mostra sulla trasmissione e memoria, poiche’i progetti si costruiscono al mattino e si dissolvono la sera.
La mostra e’ dedicata a Kef Geys sostenitore di un’arte concettuale.
L’esposizione e’ concepita come un cantiere – in cui si trovano artisti, architetti, designer, musicisti e scrittori – che invita i visitatori a portare le opere d”arte con se’, a continuarle, a prendere il tempo per in incontro e condividere un ricordo. E’ una mostra che stravolge il rapporto tra visitatori e arte! Vi si può fare tutto quello che si vuole: toccare, interagire, prendere e mettere in borsa (non a caso all’entrata viene consegnata una busta di carta per far la spesa!) . Si può anche disegnare sui muri, farsi fare un ritratto, rifornirsi di pane vino caffè fino a fine scorta, o di  panni usati … Questo  Format  TAKE ME – concepito  nel 1995 a Londra –  è poi ricomparso a Parigi, Copenhagen, New York , alla biennale d’arte contemporanea dell’America del Sud..

Da parte loro, gli artisti si riappropriano degli spazi storici di Villa Medici.  La mostra include anche degli spazi Speaker”s Corner.

 

Mostra de Conciliis “Spazi di quiete, paesaggi e land”-a Napoli

Maggio 25, 2018

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La mostra Spazi di quiete, paesaggi e land art – voluta dal Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura e al Turismo, organizzata da Il Cigno GG Edizioni e curata da Marco Di Capua e Filomena Maria Sardella – sarà inaugurata a Napoli il prossimo 24 maggio alle ore 18.30 all’interno del Maschio Angioino.

Per l’occasione saranno anche esposte le foto di Luigi Nifosì del Memoriale di Portella della Ginestra, opera di land art realizzata dallo stesso de Conciliis in ricordo della strage del primo maggio 1947 perpetrata dal bandito Giuliano in Sicilia.

«Si tratta – precisa lo stesso de Conciliis – di una presentazione di mie opere degli ultimi vent’anni soprattutto, e come di consueto, riguardanti i temi di natura e paesaggio che, allo stesso tempo include l’“altro paesaggio”, ovvero quello della land art. Si tratta di un’“arte territoriale” che viene presentata in un’ampia documentazione fotografica. Paesaggi dipinti e land art, due esempi diversi di trattare la natura».

La compostezza formale dei suoi quadri – commenta Marco Di Capua – introduce subito una geometria euclidea, fatta di equilibrio e di solennità, da molti definite “classiche”. I suoi alberi, le sue strade, i suoi specchi d´acqua evocano la serenità, la calma e l´indifferenza della natura verso le cose umane. Per questo motivo può essere considerato un laico che sa muoversi in contesti religiosi e che, con le sue opere, mette insieme impegno civile, paesaggio, natura. Lavora con i gialli del sole, il verde degli alberi, l’azzurro dei fiumi e del cielo, il rosso dei papaveri, il bianco delle case”.

«de Conciliis – sottolinea lo storico dell’arte Claudio Strinatida – un lato è stato ed è un maestro fortemente impegnato in chiave politica, dall’altro è un paesaggista che sembra completamente immerso nelle sue opere pittoriche in una sorta di laico misticismo, in comunione totale con una Natura avvertita come l’approdo sicuro al Bene e al Bello come fu già per gli antichi».

Caravaggio al cinema: da vedere

febbraio 20, 2018

Notte bianca a Villa Medici ( 26-27 ottobre 2017)

ottobre 26, 2017

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10210632730311403&id=1141940195

Mangasia e Digital-Life al Palazzo delle esposizioni (Roma)

ottobre 22, 2017

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10210604859294645&id=1141940195