La Conferenza sul futuro dell’Europa è giunta a termine E ora?

Il 9 maggio 2022, la Conferenza sul futuro dell’Europa ha concluso i suoi lavori.   E ora?   Già nel mio ultimo libro – L’Unione europea Origini presente Prospettive future Edizioni SIMPLE agosto 2021 – mi sono soffermata sui possibili scenari del dopo Conferenza, scrivendo:

“1. Dalla Conferenza potrebbe uscire una forte richiesta di rendere permanenti gli strumenti ora temporanei del Next Generation EU, di avere una Politica fiscale comune e Titoli europei, di superare il Patto di stabilità, di superare il voto all’unanimità, di più Europa sociale, di più sicurezza e di un esercito europeo, di una politica migratoria comune ecc.  In questo caso, ci sarà poi da definire cosa fare. Ricorrere al metodo dell’Integrazione differenziata (..)?   Avviare nuove Cooperazioni rafforzate?  Bastano nove Paesi.   Elaborare un nuovo Trattato?   Con quale metodo? E per quanti/quali Paesi?

Se non sarà possibile arrivare a un accordo sull’opportunità di una modifica del Trattato di Lisbona, andranno esplorate altre possibili alternative per poter comunque procedere a una riforma del Trattato? Per esempio, per aggirare la regola dell’accordo unanime, gli Stati che intendono modificare più profondamente il Trattato di Lisbona potrebbero recedere dallo stesso sulla base dell’attuale art.50 (già utulizzato dal RU) e concludere un nuovo Trattato sottoposto a regole diverse di firma e di ratifica (per esempio a maggioranza qualificata invece dell’unanimità).

2.   Dalla Conferenza potrebbe venire la richiesta – forte ed esplicita – di una Riforma del Trattato di Lisbona, e delle istituzioni dell’Unione.  Anche in questo caso ci sarà da precisare, sia cosa cambiare, sia come procedere. 

 Adottare il Metodo – già usato per il Progetto Spinelli (1984) – di un nuovo Trattato, elaborato dal Parlamento europeo, e da sottoporre direttamente alla ratifica dei Parlamenti nazionali?  Decidere di procedere alla convocazione di una Conferenza intergovernativa (CIG) – tipo la CIG che ha poi prodotto il Trattato di Lisbona – sulla base di un chiaro Mandato? Decidere la convocazione di una Convenzione (tipo quella che ha varato la Carta europea dei diritti fondamentali)?

3.  Dalla Conferenza potrebbe venire la richiesta di lasciare tutto come oggi, o di fare passi all’indietro. Questa ipotesi è quella che mi pare la meno probabile, se non ci farà un uso scorretto della Piattaforma.

Da notare anche che (…) non si potrà andar lontano nel processo di completamento del Progetto europeo, senza una vera e propria strategia anche di alleanze”.

Ciò detto, cosa sta emergendo attualmente?

Il Parlamento europeo, una settimana prima della sua chiusura, ha approvato una Risoluzione per il proseguimento dei lavori della Conferenza, attraverso la convocazione di una Convenzione in grado di attivare la procedura per la revisione dei Trattati europei (come previsto dall’articolo 48 del Trattato dell’Unione Europea).   La Risoluzione richiama anche utili novità presenti nelle Conclusioni della Conferenza, quali: la necessità di abolire il voto all’unanimità nel Consiglio, la completa attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, l’inserimento di un Protocollo sul progresso sociale che garantisca la completa legittimità dei diritti sociali nei confronti delle libertà economiche, l’adozione di un modello di crescita inclusivo e resiliente basato su investimenti per la transizione verde e digitale.

Nel Consiglio del giugno 2022 – dove saranno discusse le conclusioni della Conferenza – si preannuncia oramai un braccio di ferro tra i Paesi che appoggeranno la Risoluzione del Parlamento europeo e i Paesi che sono per non procedere ad alcuna modifica dei Trattati (v. “non paper” di Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Slovenia e Svezia, appoggiato da Polonia e Ungheria).

Inoltre – dinanzi al pericolo di un blocco del processo di rinnovamento e approfondimento dell’Unione (v. il rifiuto di alcuni Paesi, nel 2004, di ratifica del progetto di Costituzione) – alcuni Paesi sottolineano l’opportunità di procedere piuttosto verso nuove Cooperazioni Rafforzate. Il che significa che alcuni Stati membri dell’UE procedano (attraverso vincoli di cooperazione più approfondita) lasciando agli altri Stati membri dell’Unione la possibilità di aderire al progetto successivamente. È la formula già adottata (ad esempio per l’Euro) grazie all’approccio Europa a geometria variabile / Europa a integrazione differenziata.

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