Archive for novembre 2018

PRESTAZIONI STRAORDINARIE al Teatro de’Servi Roma (30 novembre-16 deicembre 2018)

novembre 30, 2018

Sullo sfondo una società dove il sesso è più virtuale che reale e dove basta un’App per incontrarsi, PRESTAZIONI STRAORDINARIE – con Cristiana Vaccaro e Fabrizio Sabatucci, scritto da Michela Andreozzi e con regia di Massimiliano Vado –  è  uno spettacolo che fa ridere, e che spia disavventure, vizi e virtù di una coppia (tra un attore famoso per le sue misure che ha deciso di smettere e un’attrice impegnata che non trova una parte) che dalla crisi implosa risorge a nuova intesa.  

Alla fine, se tutti trasgrediscono, la vera trasgressione è smettere.

La simbiosi tra teatro moderno e ascolto della contemporaneità – spiega Massimiliano Vado – deve per forza confrontarsi con la commedia, sia per la sua valenza narratrice, che per il divertimento intellettuale che ne deriva”.

G20(2018): ulteriore deterioramento della governance mondiale?

novembre 30, 2018
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Al G20 del 2018, Trump si ritrovò isolato con la sua strategia America Frist. Ma – con l’incremento di governi d’impronta sovranista – la geopolitica mondiale del G20 2019 cambia.  Non a caso, il politologo Jan Bremmer ritiene che siamo oramai scivolati in un mondo Gzero (senza leadership), e verso un G20 occasione di incontri bilaterali, visto che non c’è nulla che accomuna tutti i 20 paesi… Il che indebolisce istituzioni internazionali quali il FMI o le Nazioni Unite.

AL G20 2018 (in cui Trump ha fatto saltare- tra l’altro – il bilaterale con Putin), tra le questioni aperte, si ritrovano la questione dei dazi. Alla vigilia del vertice ci si chiedeva: la guerra commerciale può riaprirsi anche tra Usa e europei (Trump è furibondo per i 15 000 licenziamenti alla General Motors)? Usa e Cina troveranno un accordo (Trump minaccia un loro aumento sostanziale)?

Intanto, alcune cose sono certe. Le nuove tendenze protezionistiche rischiano di produrre spirali negative da cui tutti rischiano di uscire perdenti. La globalizzazione ha prodotto progressi e distorsioni. La remunerazione del capitale è cresciuta più di quella del lavoro, creando diseguaglianze ed iniquità.

Tutto questo rende necessarie politiche – e nuove regole – adeguate.  Ma di che tipo? Sovraniste protezioniste liberiste europeiste globali?

Un’altra questione aperta – alla vigilia del vertice – restava l’atteggiamento di Trump e dei leader europei nei confronti del saudita Bin Salamn, dopo l’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi. Qui di seguito alcune posizioni UE espresse dal Presidente Donald Tusk:

“Let me just add a few words to what President Juncker has said. As this is a difficult moment for international cooperation, I would like to appeal to the leaders to use this summit, including their bilateral and informal exchanges, to seriously discuss real issues such as trade wars, the tragic situation in Syria and Yemen and the Russian aggression in Ukraine. I see no reason why the G20 leaders shouldn’t have a meaningful discussion about solving these problems. Especially because all the instruments lie in their hands. The only condition is good will.  We also cannot  underestimate other issues which remain difficult for some leaders, such as human rights, freedom of press and basic safety of journalists. It is our obligation, as the EU, to take this opportunity and press our partners to respect these basic principles.  Many leaders will certainly have questions about Brexit. Therefore, let me say this. The European Union has just agreed an orderly divorce with the United Kingdom. A few days before the vote in the House of Commons, it is becoming more and more clear that this deal is the best possible, in fact, the only possible one. If this deal is rejected in the Commons, we are left with, as was already stressed a few weeks ago by  Prime Minister May an alternative: “no deal; or no Brexit at all.”  I want to reassure you that the EU is prepared for every scenario”.

Intanto …Trump minaccia di non firmare la Dichiarazione finale se con riferimenti al commercio libero e al clima (gli USA sono usciti dall’accordo di Parigi sul cambiamenti climatici).

Le avventure di Pinocchio- al Museo nazionale romano Aula Ottagona Terme di Diocleziano (ex Planetario) 22-25 novembre 2018

novembre 24, 2018

FB_IMG_1543605775430Grazie alla cooperazione di Romaeuropa Festival, il Teatro dell’Opera di Roma e il Museo Nazionale Romano, “Le avventure di Pinocchio” di Lucia Ronchetti (compositrice tra le più apprezzate oggi in Italia ed Europa) e I Solisti dell’Ensemble Intercontemporain (storica orchestra permanente da camera fondata da Pierre Boulez nel 1976) – dopo il successo della versione francese (presentata nel 2016 all’Opera di Rouen, alla Nouvelle Philharmonie di Parigi, alla Biennale di Lione e al festival di Strasburgo) – sbarcano a Roma, con una Prima in Italia e in lingua italiana, in scena nell’Aula Ottagona del Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano (ex Planetario) dal 22 e 25 novembre 2018.

Pinocchio – precisa Lucia Ronchetti – mi è stato commissionato dall’ Ensemble Intercontemporain che, per la prima volta, hanno deciso di rivolgersi a un pubblico diverso (famiglie e bambini). Già 5 anni fa (attraverso il libro di Giorgio Manganelli ) ho lavorato su questo bel testo di Collodi che mette insieme dialetto forientino, ricco e scoppiettante, e la lingua del giornalismo dell’epoca. Tutti i suoi personaggi son ben definiti: questo mi aiutato ad attribuire a ciascuno musicista il proprio personaggio” e, a ciascun personaggio, uno strumento musicale.

Così – cercando nella storia della musica – Ronchetti ha riscritto il suo Pinocchio come una forma (leggera ed essenziale) di Opera da camera. Ha composto questa sua “Operetta”- come lei la definisce – e cioè una splendida commedia musicale strumentale che non è un pastiche, ma in cui ci sono echi di musiche-musicisti che il romanzo di Collodi, i suoi episodi e le emozioni che questi suscitano, hanno in lei rievocato.

E’ un teatro acustico, legato non solo alla tradizione italiana del teatro di strada ma anche al “teatro dell’ascolto” ideato da Luigi Nono – sottolinea Ronchetti – I luoghi di Pinocchio, il Teatro dei burattini, il Circo e il Paese dei balocchi, si materializzano attraverso frammenti nello stile di Nino Rota e Julius Fuck, con andamenti estremi e divertenti. Le corse continue di Pinocchio per sfuggire ai diversi inseguitori sono sostenute da texture ritmiche mutuate dal Petruska di Stravinskij; il contrabbassista che interpreta la balena che rincorre e inghiotte Pinocchio, realizza una visione selvaggi e virtuosa di One Of These Days dei Pink Floyd. Il percussionista Gilles Durot ha un ruolo speciale, di collegamento tra Pinocchio i musicisti e i bambini del pubblico: è un contastorie, un trovatore dei nostri giorni, personaggio circense che tiene i fili del destino di Pinocchio, crea ostacoli al suo percorso mentre gli offre strade di salvezza”.

Le avventure di Pinocchio di Lucia Ronchetti e I Solisti dell’Ensemble intercontemporain sono una commedia che è intenzionalmente anche un’opera di teatro musicale povero, teatro di strada (che non ha bisogno di un palcoscenico) dove idealmente con c’è confine tra gli interpreti e il pubblico dei bambini.

I musicisti, gli strumenti musicali e il set percussivo sono l’unico materiale scenico visivo utilizzato per evocare i continui spostamenti, le corse incessanti, i voli e le lunghe nuotate di Pinocchio. E’ solo nel corpo della cantante Juliette Allen – che interpreta Pinocchio – che si genera la metamorfosi del burattino, da essere vegetale a essere umano. E la sua voce è la sola voce linguisticamente captabile dai bambini, che apprendono tutto, direttamente da Pinocchio. Gli altri personaggi vengono percepiti come entità informi, ambigue e perverse che continuamente disturbano, deridono e distruggono il burattino e al sua aspirazione a diventare un essere umano.

I musicisti – precisa quindi Ronchetti – interagiscono con la voce che interpreta Pinocchio, creando delle scene sonore molto differenziate e legate anche all’esperienza reale di ascolto dei bambini, in modo da aiutare il più possibile l’identificazione anche dei personaggi e dei luoghi dipinti da Collodi in assenza da apparati scenici o visivi”. Così il percorso di trasformazione di Pinocchio – da burattino a bambino – diventa un viaggio musicale.

BELLE RIPIENE al Teatro Sistina-Roma (21 novembre- 2 dicembre 2018)

novembre 20, 2018

  In una grande ed allegra cucina, quattro amiche condividono risate, pensieri e due grandi amori, uomini e cibo!  E’ questo il soggetto di “Belle Ripiene” – esilarante spaccato di vita femminile – brillante commedia al femminile scritta da Giulia Ricciardi (una delle più attive autrici di commedia “rosa” del momento) da un soggetto di Massimo Romeo Piparo, ideatore e Regista di questa particolare pièce.

Ho cercato di interrogarmi – sottolinea Massimo Romeo Piparo – su cosa oggi possa assumere i connotati di “novità” nel panorama della Commedia italiana di intrattenimento. Sembra che tutto sia già stato pensato, scritto, rappresentato. E’ mettendo insieme ciò che la gente maggiormente ama fare, che ho avuto risposta ai miei quesiti e la giusta ispirazione a creare un prodotto originale: ridere e mangiare (due grandi passioni degli italiani!)”.

La particolarità dello spettacolo (scenografia di Teresa Caruso) è che, per la prima volta in teatro, sul palco, cucina e fornelli sono reali.  Una vera cucina professionale, girevole, conferisce iperrealismo a tutto il contesto. “La cucina è un luogo inaccessibile per la maggior parte delle persone, in cui è possibile mettere a nudo le proprie debolezze e dare sfogo alle proprie frustrazioni: una sorta di lettino dello psicanalista tra uno spicchio d’aglio, del peperoncino, tanta farina e un pizzico di sale”(cfr. Piparo). 

E a rendere il racconto ancora più realistico contribuiscono anche i quattro dialetti delle quattro protagoniste “che idealmente riuniscono dietro i fornelli questa Italia sempre più divisa da confini e barriere” (Piparo).

Le protagoniste – Ida (Rossella Brescia), Ada (Tosca D’Aquino), Leda (Roberta Lanfranchi) e Dada (Samuela Sardo) – cucineranno delle vere pietanze ognuna con la propria estrazione geografica, da Roma a Napoli, dal Salento all’Alta Padana.   Appositamente per la commedia è stato creato lo Scrigno Belle Ripiene, uno speciale raviolone ripieno di cime di rapa (Puglia) e guarnito con guanciale croccante (Lazio), pomodoro piennolo confit (Campania) e fonduta di stracchino (Lombardia).

Nel menù tante altre prelibatezze: dal “Risotto allo zafferano e gamberi boreali” alle “Mezzelune pere e taleggio con crema di zucca e castagne” fino alle “Perle di salmone croccante, yogurt ed erba cipollina”.   Al termine di questo racconto “dimagrante”, una ghiotta sorpresa attenderà il pubblico: gli spettatori condivideranno con le attrici i piatti cucinati ma non certo i loro uomini che rimarranno relegati tristemente nella lista dei “cibi proibiti” dal…dietologo dell’amore. Con la consulenza enogastronomica dello Chef Fabio Toso, il patrocinio della Federazione Italiana Cuochi e Cucine Lube come main partner, lo spettacolo sarà quindi anche un’occasione per gustare a sorpresa degli assaggi insoliti e appetitosi.

Ue – ancor più – a più velocità? Entro dicembre ci sarà un Pacchetto di proposte Macron-Merkel per un’Europa più forte Intanto.. primo test all’eurogruppo di oggi (20 novembre 2018)

novembre 19, 2018

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Mentre la trattativa sulla manovra economica del governo italiano è attualmente congelata (sia pure con un rischio non remoto di un futuro avvio di una “procedura d’infrazione” per violazione della regola del debito che la Commissione potrebbe proporre dopo l’adozione del disegno di legge di bilancio, e di un più vicino prossimo avvertimento UE) –  in Europa  – qualcosa si muove…

Chiudendo a Berlino le celebrazioni per i cento anni della fine della prima guerra mondiale, Macron ha affermato: “oggi l’amicizia tra i nostri popoli è più forte della follia guerriera”.  Ma – di fronte al nuovo ordine mondiale – l’Europa ha bisogno di più sovranità per affrontare le sfide di migrazioni, commercio, cambiamenti climatici, digitalizzazione, difesa, moneta comune “dotata di un suo budget”. 

La nostra forza è nell’unità, che non significa sempre e comunque unanimità”.

Al di là delle differenze che ancora separano Parigi e Berlino su molti dossier europei, Francia e Germania  – ritenendo loro responsabilità “non far scivolare il mondo verso il caos” lasciandolo alla mercé del “nazionalismo senza memoria” e del “fanatismo senza valori”, e loro dovere “aprire un nuovo capitolo della costruzione europea “dando all’Unione gli strumenti della loro sovranità” – si sono impegnati a presentare entro metà dicembre 2018 un Pacchetto di proposte concrete per il rilancio dell’Unione.

Bisogna costruire una moderna democratica ed efficiente sovranità” in Europa, sostiene Macron il quale  non ha remore a riassumere le paure più diffuse sulle due sponde del Reno (“quella di cedere sovranità dei francesi, e quella di sobbarcarsi maggiori oneri finanziari dei tedeschi”).

Da parte sua, A. Merkel  ammette: “E’ vero siamo dinanzi a una svolta”.  E si tratta di “andare avanti sul lavoro di Meseberg e passare alla consegna dei risultati”.

Fra le proposte del prossimo Pacchetto franco-tedesco, ci sarà di sicuro quella di un bilancio per l’eurozona – volto a correggere gli squilibri fra i 19 Paesi della moneta unica, potenziale primo strumento di quell’Unione dei trasferimenti fin qui tabù per i tedeschi – che (contrariamente ai sogni iniziali di Macron) i tedeschi vogliono limitato a non più di 20/25 miliardi di di euro (cioè lo 0,2% del Pil dell’eurozona).

Possibili anche passi in avanti nella trasformazione del Meccanismo europeo di stabilizzazione (ESM) in vero e proprio Fondo monetario, in grado di soccorrere i Paesi membri in caso di emergenze finanziarie.

Circa la tassa digitale sui giganti del web (Amazon, Google e Apple), molto auspicata da Macron, il ministro tedesco delle Finanze Olaf Scholz propone di negoziare prima una forma di tassazione insieme ai 36 paesi dell’Ocse e, solo in caso di fallimento, sostenere la proposta francese. Tedeschi. L’opposizione tedesca – verdi in testa – preme per sostenere la proposta francese.

L’Europa non può giocare il suo ruolo nel mondo se “non si prende maggiori responsabilità per la sua difesa e sicurezza e si accontenta di avere un ruolo secondario sulla scena internazionale” sottolinea ancora Macron.  E c’è oramai un’espressa convergenza franco-tedesca pure su un futuro esercito europeo, anche se molto resta da fare in tal senso, considerando anche le diverse culture strategiche dei due paesi.

Il primo banco di prova di queste idee c’è stato il 20 novembre 2018 nel quadro dell’Eurogruppo, dopo un via libera preventivo che Merkel si è premurata di ottenere da parte di paesi riluttanti, convinti di quello  che al governo italiano non piace, e cioè di escludere dal fondo i Paesi con i conti pubblici in disordine.

Sei personaggi in cerca di autore al Teatro Quirino (Roma) 20 novembre – 2 dicembre 2018

novembre 19, 2018

Pirandello e il suo “Sei personaggi in cerca di autore”  – al Quirino – in versione  Michele Placido: teatro e meta-teatro, realta’ e illusione, suspence, testo non facile ma interpretazione eccellente!

Su un testo di Pirandello – dopo Così è se vi pare e i due atti unici La carriola e L’uomo dal fiore in bocca –questa  è la  terza regia teatrale di MIchele Placido che precisa: “è la mia passione per tutto quello che è pirandelliano che mi ha portato ad accettare la sfida» della regia di questa nuova produzione del Teatro Stabile di Catania, di cui lui è anche carismatico protagonista insieme all’intensa Guia Jelo.

La scenografia (quasi in bianco e nero) – in cui spicca la performance della palermitana Dajana Roncione e di altri attoriutti siciliani – è essenziale. L’allestimento si avvale delle musiche di Luca D’Alberto e dei costumi di Riccardo Cappello. Gaetano La Mela cura le luci.

I “Personaggi della commedia” – Michele Placido (il padre) e Guia Jelo (la madre), affiancati da Dajana Roncione (la figliastra), Luca Iacono (il figlio), Luana Toscano (Madama Pace), e ancora la piccola Clarissa Bauso (la bambina) e Flavio Palmeri (il giovinetto) – abbandonati dall’autore, si materializzano in scena. E si rivolgono a quelli, in copione, indicati quali “gli attori della Compagnia”: qui affidati all’interpretazione di Silvio Laviano (il regista), Egle Doria (la prima attrice), Luigi Tabita (il primo attore), Ludovica Calabrese (l’attrice giovane), Federico Fiorenza (l’attore giovane), Marina La Placa (la seconda donna), Giorgia Boscarino (l’assistente del regista), Antonio Ferro (il direttore di scena).

In passato – sottolinea ancora Placido – ho girato un film La scelta, tratto da L’innesto incentrato sulla violenza che una donna subisce. Anche in Sei personaggi è presente una forma di violenza molto ambigua, attuata dal Padre nei confronti dell’umile moglie che pure ha amato e gli ha dato un figlio, ma con la quale ha poco da condividere sul piano intellettuale. Deciderà perciò di farla innamorare del suo contabile; un piano “diabolico” ma a suo dire “a fin di bene”, almeno per la donna che sarà più felice nel nuovo rapporto da cui avrà tre figli. Poi il contabile muore. La Madre torna in città con i Figli. Il lutto getta la famiglia in gravi ristrettezze. La situazione precipita quando il Padre e la Figliastra hanno un incontro intimo e molto traumatico in una casa di piacere. “Si spiega – osserva Placido – perché una siffatta famiglia è stata abbandonata dall’autore, atterrito all’idea di alimentare una vicenda tanto scandalosa”

Allo stesso tempo – aggiunge Placido – “trovo che sia presente un senso di ribellione da parte dei “personaggi” che andranno – appunto – alla ricerca di un’origine e, nel nostro caso, di una Compagnia incline a privilegiare testi che parlano della società di oggi e delle sue drammaticità (il femminicidio, le morti bianche o anche l’impossibilità di un legame sentimentale, dovuta all’alienazione dell’uomo contemporaneo). Che una Compagnia intenta a provare mini-drammi quotidiani venga in qualche modo spiata da presenze o fantasmi (anche se Pirandello era contrario a questa parola) mi rafforza nella convinzione che questo testo sia pieno di suggestioni soprannaturali”.

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NON MI HAI PIÙ DETTO TI AMO al Teatro Olimpico (Roma) 20 novembre-16 dicembre 2018

novembre 19, 2018

 

Come si stanno evolvendo le nostre famiglie alla luce delle trasformazioni sociali, politiche ed economiche in atto? 

È questo il tema attualissimo sul quale nasce e si sviluppa questa ironica e sorprendente “pièce” teatrale (con  Lorella Cuccarini  e  Giampiero Ingrassia, Raffaella Camarda, Francesco Maria Conti e Fabrizio Corucci): in sintesi, la storia di una famiglia italiana contemporanea, costretta ad affrontare un cambiamento traumatico improvviso che, alla fine di un percorso umano difficile ed intenso, si ritroverà completamente trasformata e forse più preparata a sopravvivere.

Lorella Cuccarini – super-mamma e moglie perfetta – capisce che forse questo ruolo non è più funzionale alla sua felicità. Con grande coraggio decide di recuperare se stessa, e il suo essere donna, rimettendo completamente in gioco tutti gli equilibri.

Suo marito Giulio – un ineguagliabile Giampiero Ingrassia – inizialmente destabilizzato, riscoprirà poi il suo ruolo di marito e di genitore per troppo tempo passivamente delegato alla moglie.

Come i loro genitori andranno in crisi anche i due figli (Tiziana e Matteo) ventenni. Ma ciascuno riuscirà a trovare inaspettate risorse interiori che porteranno ad un avvincente finale a sorpresa!

Scritto e diretto da Gabriele Pignotta –  – le scene sono di Alessandro Chiti. Le musiche di Giovanni Caccamo, i costumi di Silvia Frattolillo. Light designer Umile Vainieri , Sound designer Enrico Porcelli. 

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“Sei personaggi in cerca di autore” al Teatro Quirino

novembre 18, 2018

«Questa – sottolinea Michele Placido – è la mia terza regia teatrale su un testo del Girgentano, dopo Così è se vi pare e i due atti unici La carriola e L’uomo dal fiore in bocca. È la mia passione per tutto quello che è pirandelliano che mi ha portato ad accettare la sfida della regia di questa nuova produzione del Teatro Stabile di Catania: di cui è anche carismatico protagonista, insieme all’intensa Guia Jelo. La scenografia (quasi in bianco e nero) – in cui spicca altresì la performance della palermitana Dajana Roncione e degli altri attori tutti siciliani – è essenziale. L’allestimento si avvale delle musiche di Luca D’Alberto e dei costumi di Riccardo Cappello. Gaetano La Mela cura le luci.

I personaggi della commedia” – Michele Placido (il padre) e Guia Jelo (la madre), affiancati da Dajana Roncione (la figliastra), Luca Iacono (il figlio), Luana Toscano (Madama Pace), e ancora la piccola Clarissa Bauso (la bambina) e Flavio Palmeri (il giovinetto) – abbandonati (negando loro la vita teatrale) dal loro autore, si materializzano in scena. E si rivolgono a quelli in copione indicati come “gli attori della Compagnia”: qui affidati all’interpretazione di Silvio Laviano (il regista), Egle Doria (la prima attrice), Luigi Tabita (il primo attore), Ludovica Calabrese (l’attrice giovane), Federico Fiorenza (l’attore giovane), Marina La Placa (la seconda donna), Giorgia Boscarino (l’assistente del regista), Antonio Ferro (il direttore di scena).

Anche in Sei personaggi è presente una forma di violenza molto ambigua, attuata dal Padre nei confronti dell’umile moglie che pure ha amato e gli ha dato un figlio, ma con la quale ha poco da condividere sul piano intellettuale.

Deciderà perciò di farla innamorare del suo contabile; un piano “diabolico” ma a suo dire “a fin di bene”, almeno per la donna che sarà più felice nel nuovo rapporto da cui avrà tre figli”. Poi il contabile muore. La Madre torna in città con i Figli. Il lutto getta la famiglia in gravi ristrettezze. La situazione precipita quando il Padre e la Figliastra hanno un incontro intimo e molto traumatico in una casa di piacere.

Si spiega – osserva Placido – perché una siffatta famiglia è stata abbandonata dall’autore, atterrito all’idea di alimentare una vicenda tanto scandalosa”. Allo stesso tempo, Placido riscontra “un senso di ribellione da parte dei “personaggi”, che andranno appunto alla ricerca di un’origine e, nel nostro caso, di una Compagnia incline a privilegiare testi che parlano della società di oggi, delle sue drammaticità: il femminicidio, le morti bianche o anche l’impossibilità di un legame sentimentale, dovuta all’alienazione dell’uomo contemporaneo». Coerentemente con il metateatro di Pirandello, la richiesta dei “Sei” di dare vita al loro dramma coincide qui, più che mai, con la funzione che è propria del palcoscenico, ossia accogliere la rappresentazione.

UE: PRIMO ANNIVERSARIO DEL PILASTRO EUROPEO DEI DIRITTI SOCIALI

novembre 14, 2018

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Il Pilastro europeo dei diritti sociali, annunciato per la prima volta dal Presidente Juncker nel suo discorso del 2015 sullo stato dell’Unione, è stato presentato dalla Commissione nell’aprile 2017. Successivamente, il 17 novembre 2017, i leader dell’Unione europea hanno solennemente proclamato il pilastro in occasione del vertice sociale per l’occupazione equa e la crescita a Göteborg, Svezia.

Il Pilastro europeo dei diritti sociali esprime 20 principi e diritti fondamentali per assicurare l’equità e il buon funzionamento dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale UE nell’Europa del 21º secolo.  Primo insieme di diritti sociali proclamato dalle istituzioni dell’UE dopo la Carta dei diritti fondamentali, il Pilastro dovrebbe incoraggiare una “corsa al rialzo”!

Nell’ultimo anno la Commissione ha avviato varie iniziative positive  (che contribuiscono a realizzare in concreto i principi del pilastro) tra cui una proposta finalizzata ad aiutare i genitori e i prestatori di assistenza che lavorano a gestire vita familiare e carriera, aggiornamenti della legislazione dell’UE in materia di salute e sicurezza, una proposta relativa a condizioni di lavoro più prevedibili e trasparenti e una proposta di raccomandazione sull’accesso alla protezione sociale per i lavoratori subordinati e autonomi. Queste proposte integrano precedenti iniziative adottate in campo sociale dalla Commissione Juncker, volte ad esempio a rilanciare la garanzia per i giovani, promuovere l’integrazione nel mercato del lavoro dei disoccupati di lunga durata, garantire la parità di retribuzione per uno stesso lavoro svolto nel medesimo luogo per i lavoratori distaccati e rendere accessibili prodotti e servizi fondamentali alle persone con disabilità.

In occasione delle celebrazioni per il primo anniversario, il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il Vicepresidente responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, Valdis Dombrovskis, e la Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, Marianne Thyssen, hanno dichiarato:

” Il pilastro europeo dei diritti sociali è stato concepito per apportare un contributo positivo alla vita quotidiana di tutti gli europei. La Commissione si avvale di tutti gli strumenti a sua disposizione per realizzare in concreto i principi del pilastro. Il semestre europeo è ora più che mai improntato al sociale e il Pilastro è fermamente ancorato nel processo di monitoraggio dei progressi sociali. Tale concetto sarà ribadito in occasione del ciclo del semestre 2019, che verrà avviato la settimana prossima.  La Commissione ha anche varato una serie di proposte legislative finalizzate all’attuazione del pilastro.  Varie proposte sono tuttavia ancora in fase di negoziazione tra il Parlamento europeo e gli Stati membri. Questo è in particolare il caso per quanto riguarda l’Autorità europea del lavoro, la nostra iniziativa sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, la nuova direttiva relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili e la riforma delle norme sul coordinamento della sicurezza sociale. È inoltre inclusa la proposta che il prossimo bilancio europeo aiuti gli Stati membri ad investire nelle persone. Nel periodo 2021-2027 il solo Fondo sociale europeo Plus riceverà una dotazione di oltre 100 miliardi di €.   Per mantenere fede alla nostra promessa, dobbiamo conseguire rapidi progressi in tutte queste proposte prima delle elezioni europee del maggio 2019.  Di concerto con il Parlamento europeo, gli Stati membri, le parti sociali e la società civile, ci impegniamo a salvaguardare e promuovere, ora e in futuro, i diritti sociali che offrono un migliore sostegno a mercati del lavoro e sistemi di previdenza sociale equi e ben funzionanti”.

Qualcosa è stato fatto.  Ma molto resta da fare per la sua implementazione.  E mi chiedo se – come promesso dagli obbiettivi del Pilastro – nuove proposte (della futura Commissione europea ) riguarderanno in futuro anche i problemi che nascono da salari troppo bassi e da contratti a zero ore.

Và pensiero al Teatro di Roma – 13-18 novembre 2018

novembre 13, 2018

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VA PENSIERO – grande creazione corale su drammaturgia di Marco Martinelli, che condivide l’ideazione e la regia con Ermanna Montanari – è una storia italiana di bellezza e di malaffare, di mafia e di declino, con tracce di rinascita, che pone a stridente confronto gli ideali e la “speranza” risorgimentali, inscritti nella musica di Giuseppe Verdi, con il degrado e la corruzione dell’Italia attuale.

 La storia – ambientata in una piccola città dell’Emilia Romagna all’inizio del secolo – narra di un coraggioso vigile urbanoe, e quell’intreccio di mafia, politica e imprenditoria “disponibile” che sta avvelenando il tessuto sociale della regione che ha visto nascere il socialismo e le prime cooperative.  L’antica melodia di Verdi diventa un grido vibrante di speranza, perché si ritrovi il senso di parole come “democrazia” e “giustizia”.

Lo spettacolo in due atti vede in scena l’ensemble del Teatro delle Albe insieme ad altri attori “ospiti” e un coro dal vivo, la Corale Polifonica Città di Anzio, che eseguirà arie e corali dalle opere verdiane.

« Và pensiero – spiega Marco Martinelli prende spunto da un fatto di cronaca. Una storia avvenuta a Brescello nei primi anni del 2000. Un vigile urbano, Donato Ungaro, si è messo di traverso davanti agli affaracci della giunta e per questo è stato licenziato. Ma ha tenuto la schiena dritta, non ha avuto paura di perdere il lavoro ed è di pochi mesi fa la notizia che ha vinto la causa e sarà rimborsato. Anche in questo senso è una storia che pur attraversando il nero, però apre alla speranza, alla possibilità che il cuore non sia corrotto”.

Ma – spiega ancora Marco martinelli – ha anche due aspetti visivi.

Da una parte è un paesaggio.. un paese che è un popolo – in scena ci sono dieci attori e venti coristi – ed è la terra che noi amiamo…. Dall’altra parte però, davanti a un paesaggio di popolo, di terra, ci sono dei primi piani cinematografici fortissimi: ognuna delle dieci figure, che sono i pilastri narrativi della storia.. Se lo scontro fra la Zarina e il vigile Vincenzo Benedetti è il centro della storia, tutte le altre figure sono altrettanto fondamentali: Stefania Sacchi, consulente finanziaria, Olmo Tassinari amico d’infanzia della Zarina, Antonio Dragone, imprenditore n’dranghetista, Edgardo Siroli, ufficio stampa del Comune, Rosario e Maria, gelatai fuggiti da Napoli, Sandro Baravelli, imprenditore quasi onesto e Licia, segretaria, che fa tutto quello che le dice la Zarina e ne subisce gli insulti».

Il sindaco di questo paese la Zarina – “è una figura che vomita bruttezza, che vomita una spudoratezza del potere… Il rapporto drammatico tra figlia e padre, che l’ha imposta nel partito, emerge nel monologo in cui la Zarina parla al cuore, all’anima degli spettatori – che hanno già visto la sua corruzione – dicendo “Perché dovrei agire giustamente? A quale principio morale, a quale Legge dovrei sottostare? Quali Tavole della Legge dovrebbero fermarci? Libertè, Egalitè, Fraternitè? La Grande Rivoluzione Comunista? Il sol dell’Avvenire? Di quale Avvenire?”.

La Zarina è lo specchio della nostra coscienza più buia.

Aldilà dei valori che crediamo di portare avanti “c’è – sottolinea Martinelli –  un momento  in cui la terra ci manca sotto i piedi, e noi stessi siamo a un passo dall’abisso, nessuno di noi è innocente. In Va pensiero ci siamo interrogati in primis sulla nostra interiore corruzione.