Zio Vanja al teatro Arcobaleno (Roma) 1-24 aprile

Zio%20Vanja_tagliata  Al Teatro Arcobaleno è in scena Zio Vanja: regia di Duccio Camerini – con Sandro Calabrese (Vanja) Duccio Camerini (il dottore) Ciro Carlo Fico ( Dente Cariato) Mattia Giovanni Grazioli (garzone) Maria Vittoria Pellecchia (Sonja) Francesca Sgheri (Elena) –  musiche di Alchimusika.

Bello (e molto attuale) il testo, e brillanti gli attori!

Zio Vanja, grande classico del teatro moderno, è forse il capolavoro di Čechov che – morto a soli 40 anni, (dopo una vita molto intensa) – ha aperto la strada agli assurdi di Beckett, Pinter, etc. Lui era ragazzo ma anche uomo, ingenuo e disincantato: ogni suo giorno aveva la “linea d’ombra” (di Conrad) da scavalcare.

Questa la trama di  zio Vanja.

Sonja e lo zio Vanja vivono nell’azienda agricola che gestiscono nella campagna russa. La quiete della loro esistenza è interrotta dalla visita del professor Serebrjakov – padre di Sonja – accompagnato dalla sua seconda, giovanissima moglie Elena sposata dopo la morte della madre di Sonja. Il confronto-scontro tra i personaggi, che ne deriva, turba la quiete di Sonja e dello zio, come quella del professore e della moglie.

La monotona cadenza della vita di Vanja (dominata dal “rammarico di essermi lasciato scappare il tempo in cui avrei potuto avere tutto ciò che adesso mi rifiuta la mia vecchiaia”) viene interrotta dal professore quando questi annuncia la sua intenzione di vendere l’azienda agricola.

Dinanzi alla prospettiva di un cambiamento radicale della propria vita – e la necessità di lasciare il suo mondo per affrontare un ignoto temuto- Vanja ha una reazione violenta, al punto di tentare addirittura di uccidere il professore. Ma .. alla fine ..il professore e la moglie finiranno per ripartire.

La situazione ridiventa quella di prima del loro arrivo. Tutto andrà al vecchio modo”  è la sintesi di Vanja.

Lo spettacolo rappresenta personaggi che  vivono più da osservatori che da protagonisti, e nel rimorso delle cose non fatte: “mi soffoca il pensiero che la mia vita sia perduta senza rimedio”.

Nella sua trama, non  mancano nè  equivoci nè punte di tristezza. Dando vita a uno spettacolo che pur nella profondità dei suoi temi diventa gradevole – oltre che stimolante – fin dall’inizio regia,  e attori , catturano l’attenzione dello spettatore.

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