Gruppo Spinelli (Roma-Camera dei deputati – 2 marzo 2016): serve un rilancio del Progetto politico dell’Europa

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Mai più di ora – in Europa – c’è un pericoloso rigurgito di nazionalismi e – miopi – relativi interessi nazionali  (basti pensare – per esempio – ai nuovi muri che si vogliono innalzare per respingere profughi disperati, cacciati via dalle loro terre da conflitti o miseria).

Tuttavia, a mio avviso, un ritorno agli Stati-Nazione  (e relative monete) non è di certo la risposta più adeguata alle molteplici crisi cui ci si trova confrontati. Servirebbero invece più Europa, e una vera Unione europea.

Ma servirebbe anche un’UE diversa da quella odierna, dotata (tra l’altro)  di una vera politica di bilancio e fiscale, comune, e di una vera politica estera di sicurezza e  di difesa e sicurezza (che risparmio ci sarebbe con un esercito europeo, invece di 28 eserciti !), un’UE capace di mettere in moto – piuttosto che cieca austerità – crescita, sviluppo (anche sociale)  e – nel quadro ONU – veri processi di pace, rispettosi innanzitutto dei diritti umani e fondamentali (il cui insegnamento andrebbe, a mio avviso, reso obbligatorio in tutte le scuole di tutto il mondo)..

L’Italia può – e dovrebbe – dare un imput in tal senso.

Ciò detto, mi sembra cosa utile puntare il riflettore su quanto emerso il 2 marzo 2016, da un interessante seminario – del Gruppo Spinelli, tenutosi alla Camera dei deputati (Sala Regina).

Cosa propone questo Gruppo? Quali sono le sue proposte?

In questo contesto di crisi (Ucraina, Siria, M.O., Africa, rimessa in discussione della moneta unica, ecc.) – ha precisato l’europarlamentare Mercedes Bresso – il progetto politico dell’Europa va rilanciato: questo, in sintesi, il messaggio del Gruppo Spinelli, gruppo inter-partitico e transnazionale, che a tal fine sta facendo un giro delle capitali europee. Il 2 marzo 2016 è toccato a Roma-

Nessuno stato può dare soluzioni da solo – ha precisato l’europarlamentare Elmar Brok – Serve una politica estera e di difesa, comune. Servono un’eurozona strutturata, e incentivi per la crescita. Serve una capacità di protezione delle frontiere esterne dell’Unione europea. In Africa, va assicurato un reddito adeguato alle popolazioni, a scopi umanitari e per la nostra sicurezza.

I padri fondatori dell’Unione europea – ha sottolineato l’europarlamentare Guy Verhofstadt – miravano a un’Europa federalista. Oggi le istituzioni Ue andrebbero riformate. Considerando le alte spese militari degli Europei, e la loro inefficacia, c’è da mirare a una politica estera e di difesa, comune. Immaginiamo degli Stati Uniti d’America governati dall’Unione europea. Avrebbero 50 governatori, che si riunirebbero ogni 2 mesi, e che dovrebbero decidere all’unanimità… E la loro moneta unica (il dollaro americano) sarebbe rimesso in questione… Bisogna ripartire da Roma ( città in cui 60 anni fa è stato firmato il Trattato di Roma). Oggi manca una leadership europea.

Il volante del rilancio – ha sottolineato Sandro Gozi (Sottosegretario di stato agli affari e politiche europee) – passa per Spinelli, e Ventotene. A Ventotene, M. Renzi ha presentato ulteriori proposte di rilancio del processo d’integrazione europea. Visto che oramai i rischi di disintegrazione europea sono reali, non c’è da preoccuparsi. C’è da agire. E c’è da vedere cosa fare per un rilancio del processo d’integrazione. Intanto c’è da fare tutto quanto il Trattato di Lisbona già consente. Il Trattato di Schengen assicura libertà. E non c’è nessun paese che possa fare a meno degli altri. La solidarietà – ha (tra l’altro) sottolineato ancora Gozi – è un principio giuridico vincolante, non solo per l’integrità territoriale ma anche per asilo e integrazione. Inoltre non ci si può limitare a parametri finanziari. Per dare risposte valoriali a questa crisi, nell’UE va rispettato (e quindi monitorato) lo Stato di diritto. L’accordo con i britannici ha qualche merito: ad esempio, l’UK ha messo nero su bianco che non ostacolerà un’ulteriore integrazione della zona euro. D’accordo per un rilancio per progetto europeo nel 2017.
Ma va preparato. Il governo italiano – con i suoi documenti inviati all’Ue – sostiene che occorre cambiare l’attuale policy mix. E’ favorevole a un vero Bilancio per la zona euro e – solo alla fine – a un Ministro del tesoro europeo, che potrebbe essere il Vice-presidente della Commissione europea dotato di un portafoglio economico. Bisogna cambiare, per rilanciare.

Sylvie Goulard (Pe) si è concentrata sulla questione del rimborso ai britannici: risale a un’epoca in cui la Politica agricola comune aveva un gran peso. Oggi, vanno rivisti i diritti e doveri di ciascuno.

Il sottosegretario Vincenzo Amendola (Farnesina-Cooperazione) si è soffermato sulla posizione italiana sulla questione migranti (corridoi umanitari, ecc.).

La deputata Lia Quartapelle Procopio ha enfatizzato le opportunità che si possono cogliere nella crisi.

Per il senatore Vannino Chiti c’è da agire subito per contenere i movimenti populisti anti-Ue. Chiti ha sottolienato anche l’importanza di una politica di difesa, e i limiti dell’austerità.

L’europarlamentare Danuta Hubner ha deplorato i nuovi muri che si stanno alzando.

L’europarlamentare Elly Schlein ha – tra l’altro – rievocato l’interessante iniziativa “New Deal Europe” e l’esigenza di ripartire dalle disuguaglianze. Ha ricordato i limiti del Rapporto dei 5 Presidenti, e l’attuale esistenza – nell’UE odierna – di 28 politiche fiscali, tra loro diverse, causa di dumping anche salariale e di conseguenti delocalizzazioni. Servono trasparenza e lotta all’evasione ed elusione fiscale.

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